CIRCOLO SCACCHI "G. GRECO" - CECINA

Mikhail Moiseyev BOTVINNIK

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Leningrado 17 agosto 1911 - Mosca 5 maggio 1995

Mikhail Moiseyevich Botvinnik nacque da una famiglia ebraica originaria della regione di Minsk, figlio di un odontotecnico e di una dentista (Serafima Rabinovich). Il padre, nel 1920, abbandonò la famiglia per accasarsi con una nobildonna di cui s'era invaghito e da cui ebbe due figlie, ed anche per questo il giovane Mikhail visse un'adolescenza fatta di sacrifici, con la madre sovente ammalata.

Conosce gli scacchi abbastanza tardi rispetto ad altri campioni, più precisamente a dodici anni nel 1923.

 

Dopo la laurea in ingegneria elettronica alternò le ricerche in quel settore alla carriera di scacchista, senza mai dedicarsi a tempo pieno al gioco. Secondo alcuni dei suoi sostenitori questo suo mancato passaggio al professionismo può almeno in parte giustificare il suo rendimento altalenante ai vertici dello scacchismo mondiale. Dotato di gioco solido(pragmatico in senso stretto), essenziale e scientifico, poteva essere paragonato ad un computer in sembianze umane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Morto Alekhine, la corona rimase vacante. Venne organizzato un torneo a sei giocatori da giocarsi per metà in Olanda e per metà in Unione Sovietica; i partecipanti erano i giocatori più forti di quel periodo: l'olandese Max Euwe, campione del mondo prima di Alechin, gli statunitensi Samuel Reshevsky e Reuben Fine (quest'ultimo declinò l'invito per motivi di lavoro) e i sovietici Paul Keres e Vasilij Smyslov, oltre naturalmente a Botvinnik.

Il torneo era organizzato come un quintuplo girone all'italiana: ciascun giocatore incontrava gli altri cinque volte, alternando le partite con il bianco a quelle con i pezzi neri. Botvinnik, in forma smagliante, si impose con 14 punti (10 vittorie, 8 patte e 2 sconfitte, di cui una patita quando il titolo era già matematicamente suo), distaccando di 3 il secondo classificato Smyslov. Iniziò così l’era di un lungo contrastatissimo regno.

La prova della verità arrivò nel 1951.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

David Bronstein può facilmente ingannare dalle fotografie che ce lo mostrano talvolta con una faccia anonima e pulita da ragioniere. Ma è già più volte campione dell’U.R.S.S. ed è riuscito a sbarazzarsi, dopo un drammatico spareggio, del temibilissimo Boleslavskij per la candidatura al titolo mondiale. Il suo gioco è deciso, fantasioso, dirompente. Sarà una match durissimo. Nella sesta partita Bronstein commette un errore memorabile in un finale decisamente pari. Pareggia il punteggio all’undicesima, soccombe nella successiva. Rimonta nella diciassettesima con una convincente difesa Nimzoindiana, ma ancora una volta Botvinnik prende il comando nella diciannovesima. Per gli spettatori è come assistere ad un film di Hitchcock. Lo sfidante, dopo una patta, riesce a vincere due partite di seguito. Ora gli basta strappare un punto nei restanti due incontri ed è fatta. Ma Botvinnik con un colpo di coda vince la ventitreesima con un finale superiore di Alfieri contro Cavalli e patta la successiva in posizione vantaggiosa. Il match è terminato pari, ma il titolo resta al detentore come previsto negli accordi.

 

La seconda prova arriva, sempre ai Mosca, il 16 marzo 1954.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa volta davanti a lui siede Vassily Smyslov, un giovanotto di trentatre anni dall’aspetto pacioso che ha vinto il torneo dei candidati del 1953 davanti a Keres, Bronstein, Reshevsky, Euwe, Gligoric, Najdorf, Boleslavsky, Geller, Petrosian!!. Il suo gioco non è brillante come quello di Bronstein, ma più subdolo e insidioso; è uno che sa creare minacce anche nelle posizioni che sembrano di totale tranquillità. L’inizio è drammatico per il detentore del titolo che viene raggiunto e superato nell’undicesima partita, ribalta la situazione alla sedicesima, ma viene di nuovo ripreso e l’incontro termina ancora in perfetta parità per 12 a 12. Dopo un risultato mediocre (per lui) nel campionato sovietico del 1955, ed un giro per la Svizzera tenendo simultanee insieme a Flohr, eccolo nuovamente di fronte a Smyslov - che nel frattempo ha vinto il torneo dei Candidati di Amsterdam - nel 1957. Questa volta rimane sconfitto per +3 =13 -6. Ma l’anno successivo, dopo un accurato lavoro di messa a punto delle sue armi, Botvinnik vuole a tutti i costi riprendersi il titolo. E il desiderio si concretizza con un secco +7 =11 -3. Lo stesso Smyslov, dopo aver cercato qualche piccola scusa alla sconfitta nel suo cattivo stato di salute, ammetterà onestamente che il suo avversario si era preparato al match in maniera impeccabile.

 

Nel 1960 è il turno di Mikhail Tal.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ all’apice della forma e non porta rispetto a nessuno. Nel torneo dei Candidati del 1959 ha fatto fuori  Smyslov, Keres, Petrosian, Benko, Olafsson e si è permesso il lusso di strapazzare anche un certo Fischer. Due personalità, due stili di gioco in aperto contrasto fra di loro. Botvinnik, attaccato con furia selvaggia, è costretto a cedere con un distacco di ben quattro punti. Ma non si dà per vinto. E così, come era successo con Smyslov, analizza i propri errori, pianifica una nuova strategia di gioco che eviti accuratamente le situazioni complesse e poco chiare, si ristabilisce nel fisico e l’anno dopo si riprende la corona con un secco 13 a 8!

 

Poi arriva Tigran Petrosjan, soprannominato "boa constrictor".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sua preparazione al match, che ha inizio il 23 marzo 1963, è accuratissima aiutato da un secondo del calibro di Boleslavskij.  Tutto il gioco di Botvinnik è messo al setaccio e il lavoro dà i suoi frutti. Tigran è una roccia, possente, instancabile e praticamente inattaccabile. Ecco che cosa scrisse Botvinnik qualche anno più tardi "Petrosjan crea situazioni dove gli avvenimenti si sviluppano quasi al rallentatore. Aggredire i suoi pezzi è difficile: i pezzi attaccanti avanzano lentamente come se intorno alla posizione di Petrosjan ci fosse una palude. E quando alla fine si riesce magari a mettere insieme un qualche attacco, o il tempo a disposizione è troppo poco oppure si è troppo stanchi per l’affondo".

 

Ingegnere capo presso il dipartimento dell’Energia degli Urali, studioso e ricercatore in materia di elettrotecnica, vero deus ex machina di quella Unione Sovietica post-rivoluzionaria che intendeva servirsi di ogni mezzo, e quindi anche degli scacchi, per la sua propaganda politica, Botvinnik è stato anche un abile e prolifico scrittore e commentatore, ma soprattutto un eccellente organizzatore. La sua Scuola ha fatto epoca. Da essa sono usciti fior di campioni come Karpov, Kasparov, Ivantchuk, Shirov e, non ultimo, Kramnik.

 

Negli anni '70, pressoché abbandonato il gioco attivo, si dedicò allo sviluppo dei programmi di scacchi per computer. Per tali sue ricerche, che hanno portato alla realizzazione di un programma chiamato Pioniere, l'Università degli Studi di Ferrara ha conferito a Botvinnik, il 7 settembre 1991, la laurea ad honorem in Matematica. Il programma di Botvinnik si caratterizza, rispetto agli altri programmi per computer, per il tentativo di imitare, nell'analisi delle varianti il modo di operare scelte proprio dei maestri di scacchi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra le maggiori qualità di scacchista universalmente riconosciute a Botvinnik figurano la precisione, la profondità della strategia, la capacità di analizzare e comprendere lo stile di gioco degli avversari; il suo punto debole, le posizioni con molte complicazioni tattiche, nelle quali non è possibile calcolare con precisione tutte le varianti. Egli appartenne alla cosiddetta corrente scientifica degli scacchi, tracciata da Wilhelm Steinitz e José Raúl Capablanca, ma contribuì ad evolvere la filosofia del gioco aggiungendovi la preparazione fisica e il rigore degni di un uomo che concepiva gli scacchi come un vero sport.

Negli ultimi anni, in quanto convinto comunista, Botvinnik fu fortemente penalizzato dal collasso dell'Unione Sovietica, perdendo gran parte della sua reputazione nello scacchiamo russo durante l'era di Boris Yeltsin. Morì di cancro nel 1995.