CIRCOLO SCACCHI "G. GRECO" - CECINA

MARCEL DUCHAMP

ovvero Gli Scacchi e L'arte

e la partita di Rrose Selàvy

di Ferruccio Pezzuto

Marcel nasce il 28 luglio 1887 a Blainville paesino della Normandia, a 20 km da Rouen, città resa celebre nel 1431 per aver processato, condannato e arsa viva «La Pulzella» cioè santa Giovanna d’Arco. La famiglia Duchamp appartiene alla buona borghesia provinciale francese. Il padre (detto Eugene) è notaio, il nonno materno (Emile-

Frederic Nicolle) era pittore e incisore. La famiglia Duchamp è numerosa. Tre figli: Gaston (1875-1963) Raymond (1876-1918) e Marcel e tre figlie Suzanne (1989), Yvonne (1895) e Magdeleine (1898).

II primogenito Gaston studia legge ma diventa, nonostante il padre Eugene sia contrario, pittore ed incisore. Dato il contrasto con la famiglia e per ragioni di indipendenza cambierà nome e cognome e si farà chiamare Jacques Villon in omaggio al poeta Francois Villon (XV sec.) che ammirava; anche Raymond diventa scultore (sarà poi l’unico scultore cubista) e si farà chiamare Raymond Duchamp-Villon; infine quando Marcel seguirà l’esempio dei fratelli e diventerà pittore si farà conoscere con il nome di Marcel Duchamp.

Ormai il padre notaio si era rassegnato ad avere figli artisti e si poteva spendere il nome Duchamp senza vergogna o rampogna. Da buon ultima anche Suzanne diventerà pittrice e sposerà in seconde nozze il pittore

dadaista Jean Crotti.

Marcel inizia a giocare a scacchi con i fratelli a 11 anni e a dipingere a 15 anni nel 1902, emulando i suoi due fratelli artisti. Il suo stile pittorico iniziale è «impressionista». Come lui stesso dirà in un’intervista con Pierre Cabanne nel 1967, dal 1902 al 1910 ebbe «8 anni di lezioni di nuoto» per saper galleggiare nel mare magnum della pittura.

(Dialogues with Marcel Duchamp, Pierre Cabanne, Da Campo Press, New York, 1987, p. 27).

 

A 17 anni (1904) si diploma al Liceo di Rouen in filosofia e letteratura.

Raggiunge in quell’anno i fratelli che vivono a Parigi nel quartiere di Montmartre. Una incisione di Jacques Villon di quell’anno mostra Marcel che gioca a scacchi con la sorella Suzanne. Da notare che in quell’anno vivevano a Montmartre artisti come Picasso, Marcoussis, Kupka. Ma Marcel non li frequenterà perché ancora lontano dalla pittura impegnata. Marcel nel 1905 cerca di entrare alle Belle Arti ma fallisce la prova d’ammissione. E’ un grave scacco per lui, che tutto sommato sentiva l’arte e il disegno come ereditati.

Per ottenere una riduzione della leva militare da due anni ad un anno prevista per dottori, avvocati e alcune attività di «lavoratori d’arte» fa un  apprendistato presso una ditta di incisioni a Rouen e passa brillantemente

l’esame di stampatore d’incisioni (prese dall’archivio del nonno materno) per diventare legalmente un «lavoratore d’arte». Con ciò riesce a fare il servizio militare ridotto. Nel 1906 ritorna a Montmartre che allora si era arricchito della presenza di Braque, Modigliani, Severini, Gris. Marcel non li conosce. In effetti in questo periodo Marcel non dipinge ancora ma disegna solo vignette per riviste satiriche facendosi pagare 20 franchi a pagina. Nel 1907 partecipa al «Salone degli Artisti umoristi» di Parigi.

Nel 1908 Marcel lascia Montmartre per il sobborgo periferico di Parigi chiamato Neuilly. Da notare che in quell’anno la parola «cubismo» viene usata per la prima volta, dopo la mostra di Braque alla galleria Kahnweiler, dal critico Louis Vauxcelles. Picasso aveva in quell’anno stesso terminato il famoso dipinto Les Damoiselles d’Avignon, ma nessuno l’aveva ancora visto.

Nel 1909 inizia la vita ufficiale del pittore Marcel Duchamp che partecipa al Salone degli Indipendenti con due tele. Marcel confessò nel 1967 a Cabanne (testo citato, p. 25) che iniziò a dipingere perché voleva avere una certa «libertà», cioè «non andare in ufficio ogni mattina» e per «rifiuto della vita sociale». In tutto questo periodo giovanile gli scacchi e il biliardo sono gli svaghi preferiti di Marcel.

Uno dei quadri giovanili più importanti è dipinto nell’agosto del 1910 a Puteaux, rione periferico di Parigi ove il fratello Raymond aveva una casa. Il soggetto del dipinto è una situazione familiare a Marcel: La partita di scacchi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’ottobre del 1911 schizza con carboncino ed inchiostro 6 studi preliminari di due giocatori di scacchi (avendo sempre i fratelli Gaston e Raymond come modelli) per capire come dipingere questa volta un quadro «alla cubista» (la nuova moda di allora) che ritragga il tema amato dei giocatori di scacchi.

A questi schizzi segue in novembre uno studio ad olio I giocatori di scacchi (dimensioni 50x61 cm) e in dicembre compone il quadro finale ad olio intitolato Ritratto di giocatori di scacchi (dimensioni 108x101 cm).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco come lo stesso Marcel spiega il quadro Ritratto di giocatori di scacchi: «Usando la tecnica di demoltiplicazione nella mia interpretazione della teoria cubista, dipinsi le teste dei miei due fratelli mentre giocano a scacchi, non in un giardino questa volta ma in uno spazio indefinito. Sulla destra Jacques Villon, sulla sinistra Raymond Duchamp-Villon, lo scultore, ciascuna testa indicata da successivi profili.

Al centro della tela alcune forme semplificate di pezzi di scacchi disposti a caso. Un’altra caratteristica del dipinto è la tonalità grigia dell’insieme.

In generale la prima reazione del cubismo contro il “fauvismo” fu quella di abbandonare i colori violenti e rimpiazzarli con toni smorzati. Questa tela è stata dipinta alla luce del gas (che dava una luce verde) in modo da

ottenere l’effetto di smorzamento dei colori quando la si vede di nuovo alla luce del giorno.»

(Marcel Duchamp, The Museum of modern Art at Philadelphia Museum of Art, Prestel, 1989, pag. 254).

 

Nel 1911 conosce Francis Picabia e sua moglie Gabrielle Buffet. Picabia era un dandy ricco, geniale e con la mania di cambiare stile di vita e gusti ogni sei mesi. Marcel conosce in quell’anno anche Guillaume Apollinaire, il poeta e critico che scrisse il volume I pittori cubisti e che aveva grande ammirazione per Picabia. Nel 1912, in primavera, Marcel dipinge un quadro che intitola Nudo che scende le scale in cui tenta di offrire una rappresentazione statica di un oggetto mutevole.

Il quadro verrà successivamente rifiutato al Salone degli Indipendenti perché gli amici e i suoi fratelli lo trovarono «non in linea con le nozioni accettate del cubismo» e «scandaloso». Marcel ha il suo secondo scacco artistico, ma proprio questo rifiuto lo lo spinse a partire per l’ America dove ebbe inizio la sua fortuna.

Nello stesso anno Marcel dipinge ancora un quadro e prende ispirazione dai pezzi raffiguranti il Re e la Regina del gioco degli scacchi.

Marcel esegue prima una serie di acquerelli sul tema. Ecco come descrive il quadro finale ad olio (114,5x128,5 cm) intitolato Il Re e la Regina circondati da nudi veloci: «Fatto immediatamente dopo il quadro Nudo che scende le scale nella primavera del 1912. Questo quadro è uno sviluppo della stessa idea. Il titolo è ancora preso dagli scacchi, ma i due giocatori del 1911 (i miei fratelli) sono stati eliminati e rimpiazzati dalle figure dei pezzi del Re e della Regina. I nudi veloci sono un volo d’immaginazione, inclusi per soddisfare la mia preoccupazione di

movimento in questo dipinto... È un tema di movimento in una cornice di entità statiche.»

(Prestel, opera citata, p. 260).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E ancora Duchamp descrive che: «Le entità statiche sono rappresentate dal Re e dalla Regina, mentre i nudi veloci sono basati sul tema del moto... Mi prefiggevo di rendere l’idea di un Re forte, o un Re maschio e di una Regina femminile, una regina femmina. E i nudi non erano anatomici ma piuttosto forme fluttuanti attorno al re e alla regina non intralciati dalla loro materialità.»

(Duchamp, A. Schwarz, Electa 1988, p. 18).

 

La carriera artistica di Marcel prosegue freneticamente e rapidamente, tuttavia i soggetti umani diventano sempre più rari e le sue energie sono profuse nella ricerca critica ed intellettuale di nuovi mezzi espressivi. Duchamp abbandona le forme convenzionali della pittura.

Inizia il suo tentativo di sostituire la «pittura-pittura» con la «pittura-idea». Questa negazione della pittura-pittura che egli chiama olfattiva (per il suo odore di trementina), retinica (puramente visiva) e tattile fu l’inizio della suavera «opera».

(Apparenza nuda, Octavio Paz, SE 1990, p. 16).

 

Un’opera che avrà spesso un’ambiguità voluta nel titolo (disorientante) e un contesto distaccato dal contingente momentaneo.

Nel 1913 inizia i primi esperimenti con oggetti anonimi e banali, trovati sul mercato dell’usato, per dar loro una nuova vita quali «opere anartistiche» con un titolo che li colora di ironia. Sono opere in cerca di significazione. Duchamp nel 1915 li battezzerà con il norne di «Ready-made».

Nel 1913 crea il primo esempio: La ruota di bicicletta cioè una composizione formata da una forcella di una ruota da bicicletta avvitata su uno sgabello. Seguito dallo Scolabottiglie e Fontana nel 1917.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tuttavia Marcel dopo lo scandalo del Nudo si trova ad un bivio esistenziale ed artistico: dipingere per il «pubblico immediato» e quindi essere integrato tra i pittori suoi contemporanei e compromesso con i critici d’arte del momento o dipingere solo per se stesso, senza obbligazioni né compromessi. Nel primo caso avrebbe guadagnato il suo pane dipingendo secondo una delle mode in vigore e affermate, nel secondo avrebbe dovuto impiegarsi per guadagnarsi da vivere. Sceglie la seconda alternativa e diventa bibliotecario a Parigi della Biblioteca St. Genevieve. Così facendo mantiene la possibilità di essere «libero» e cercare il suo «vero pubblico» cioè quello che verrà dopo, magari fra 100 anni. Dal 1914 la pittura visiva o «retinica» interessa Duchamp sempre di meno come mezzo di espressione. Il colore stesso è considerato da Marcel solo un mezzo per impegnare mentalmente lo spettatore. L’ambizione di Marcel era di allontanarsi dall’aspetto fisico della pittura e porre ancora una volta la pittura al servizio della mente e dell’idea, come lo era stato nel Medioevo e nel Rinascimento. «Io considero - disse Marcel in una intervista a J.J. Sweeny nel 1956 - la pittura come mezzo di espressione e non un fine in se stesso. Un mezzo d’espressione tra altri mezzi e non il fine di una vita; nello stesso modo considero il colore solo come un mezzo d’espressione nella pittura e non il fine. In altre parole la pittura non dovrebbe essere esclusivamente retinica o visuale; dovrebbe avere a che fare con la materia grigia, con il nostro anelito a capire. Questo è in genere quello che amo. Non ho mai voluto essere limitato a un sol piccolo circolo e ho cercato di essere universale almeno quanto uno può esserlo. Per questo mi sono dedicato agli scacchi. Gli scacchi sono un hobby, un gioco, qualsiasi persona può giocare a scacchi. Ma io mi sono dedicato ad essi seriamente e mi è piaciuto perché ho trovato dei punti in comune tra scacchi e pittura. Effettivamente quando giochi a scacchi è come disegnare qualcosa o costruire un meccanismo di qualche  genere per mezzo del quale si vince o si perde. L’aspetto competitivo del gioco non ha importanza, ma la cosa in sé è molto plastica e questo è probabilmente quello che mi ha affascinato nel gioco... Il gioco è un’altra espressione mentale, intellettuale che ha dato qualcosa in più alla mia vita e alla mia personalità» .

(«A conversation with Marcel Duchamp», intervista televisiva di J. J. Sweeny, BNC 1956, p. 135 di The writings of  Marcel Duchamp , Da Capo Press, 1973).

 

Per Duchamp gli scacchi sono stati probabilmente l’esempio migliore di questa forma libera e disinteressata di arte mentale. «C’è un fine mentale implicito quando si guarda l’ordine dei pezzi sulla scacchiera. La trasformazione dell’aspetto visivo in materia grigia è una cosa che avviene sempre negli scacchi e che dovrebbe avvenire nell’arte.».

(L.Gold, Princeton 1958, p. 111).

 

Inoltre gli scacchi soddisfacevano una esigenza esistenziale di Duchamp: quella di non ripetersi mai. Disse anche che gli scacchi «probabilmente mi hanno aiutato a fare quello che desideravo, a dipingere il meno possibile, a non ripetermi nella pittura»

(Intervista di Jean-Marie Drot, 1963).

 

Quello che gli premeva era rompere sia con gli schemi del recente passato (Cezannismo e Fauvismo) sia con quelli dello stesso presente (cubismo, astrattismo). L’idea era quella della non ripetitività, della libertà, del disimpegno e della non militanza in stili e in «ismi» sociali od estetici.

Nel 1914 scoppia la Prima Guerra Mondiale. Partono per il fronte Jacques Villon e Duchamp-Villon (cioè Gaston e Raymond) ma Marcel viene esentato. Il suo disimpegno «estetico è pari al suo disimpegno patriottico». Il suo quadro Nudo che scende le scale viene mostrato all’Armory Show di New York riscuotendo un grande clamore di pareri e interesse.

Nel 1915 Duchamp parte per New York. Arrivato nella città americana incontra Walter Arensberg, un americano che grazie alla ricca moglie (Louise) si dilettava di criptologia, poesia, collezionismo d’arte, e scacchi. Marcel quando arrivò in America non parlava inglese. È rimasta celebre la partita a tennis tra lui e Man Ray nel giardino degli Arensberg. La partita si svolse senza rete (non era stata trovata) e Man Ray, che non parlava francese, per conversare in qualche modo con Marcel ad ogni colpo diceva «Quindici» «Trenta» «Quaranta» «Pari» e Marcel ogni volta rispondeva con la stessa parola: «Yes».

(Self Portrait , Man Ray,Bloomsburv, p. 56).

 

Il circolo degli amici di Arensberg era affascinato di conoscere di persona l’artista francese che aveva dato «scandalo» alla Armory Show presentando il Nudo che scende le scale . E poi Marcel sapeva ben giocare a scacchi e anche per questo, come per il tennis, non bisognava saper l’inglese. Per rimanere indipendente dalla schiavitù della pittura, a New York Marcel dà lezioni di francese. E’ un modo per imparare tramite i suoi alunni l’inglese e farsi pagare, anche.

L’amicizia con Man Ray (nome adottato per ovviare al nome originario di Emmanuel Radnitsky) è dovuta anche alle partite a scacchi che giocavano spesso insieme, amicizia che durerà per tutta la loro vita,

 

Nel 1915 Marcel Duchamp inizia una delle sue più ermetiche composizioni pittoriche su due grandi pannelli di vetro (chiamato poi Il Grande Vetro) conosciuta anche con il titolo originale La Sposa messa a nudo dai suoi Scapoli, anche.

 

 

 

 

 

 

 

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Questa è una delle opere più misteriose del nostro secolo. Si è discusso molto sull’avverbio «anche» (in francese «meme») aggiunto in un secondo tempo da Duchamp. Alcuni hanno pensato che l’avverbio contenga una allusione fonetica in francese («mi ama»). La Sposa, secondo questi, sarebbe con molta probabilità la sorella Suzanne e uno scapolo sarebbe forse lo stesso Marcel.  La composizione è molto complessa ed intellettuale. Viene

elaborata in varie riprese da Marcel che ci lavora fino al 1923 anno in cui la firma e la lascia «incompiuta» per sempre.

Nel 1916 e nel 1917 inventa il Ready-made, tra cui il famoso urinatoio (Fontana) che firma con lo pseudonimo di R. Mutt e lo manda al Salone degli Indipendenti di New York, di cui è uno degli organizzatori, per farlo esporre ma l’oggetto viene praticamente nascosto in un retro scala dal Comitato di Selezione.  Marcel lo farà fotografare dal suo amico Man Ray successivamente. Nel 1918 gli Usa entrano in guerra e Duchamp per non essere chiamato

alle armi dalle autorità americane parte per l’Argentina, paese al di fuori del conflitto, ove si trattiene per 6 mesi giocando incessantemente a scacchi tutte le notti e dormendo di giorno. La passione per gli scacchi, latente fin dalla pubertà, esplode ora a 31 anni in modo clamoroso. Non è più un passatempo, è un bisogno mentale fortissimo. Confessa a Walter Arensberg nel 1919: «Sono assolutamente pronto a diventare un maniaco di scacchi, qualsiasi persona intorno a me prende la forma di un “cavallo” o di una “regina” e il mondo esterno non mi interessa altro che nelle sue configurazioni di posizioni perdenti o vincenti.»

(Marcel Duchamp. Artist of the Century , R. Kuenzli e F.M. Naumann, MIT Press 1990, p. 218/9).

 

A Buenos Aires scolpisce un proprio gioco di scacchi in legno, oggi in possesso di Madame Teeny Duchamp, in cui il Re è alto 10 cm circa e in cui i Cavalli sono opera di un artigiano argentino; Si fa anche timbri con le figure degli scacchi per giocare per corrispondenza con Walter Arensberg. Nel 1919 si fa socio di un club di scacchi a Buenos Aires e gioca accanitamente.

Stefan Zweig, lo scrittore austriaco, nella sua celebre Novella degli scacchi dice che un uomo può subire un «avvelenamento da scacchi». Marcel Duchamp era forse allora allo stato avanzato dell’intossicazione. In giugno del 1919 ritorna a Parigi ove fra l’altro inventa un «readymade» con la foto che riproduce il celebre ritratto della Gioconda dissacrandola con l’aggiunta di baffetti e pizzo e la sottoscritta «L.H.O.O.Q.» che se sillabata in francese suona «Elle a chaud au cuI».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1920 è di nuovo a New York ove si fa socio del Marshall Club, famoso circolo di scacchi. È in quest’anno che Duchamp dà vita alla sua impersonificazione femminile «Rose Selavy»e viene fotografato da Man Ray in abiti femminili. Con il nome di «Rose Selavy» Duchamp farà dei Readymades. II nome di «Rose» verrà complicato l’anno seguente da un ulteriore «r» e verrà scritto «Rrose». (da notare il gioco di parole «Eros c’est la vie»)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel frattempo gli scacchi continuano ad affascinare Marcel sempre più. Mentre Marcel disorienta nell’arte i suoi contemporanei, negli scacchi è tremendamente serio. Segue la scuola ipermoderna e ha un grande idolo/maestro: Aaron Nimzowitsch (1886-1935). Raymond Keene andò nel 1990 a visitare Madame Duchamp a Parigi e trovò tra i libri di scacchi di Marcel i vari libri di Nimzowitsch sottolineati e molto «utilizzati».Nel 1922 diventa campione della Metropolitan League dello Stato di New York e fa parte della squadra del Marshall Club di scacchi. In novembre incontra il grande Capablanca ma perde.

Nello stesso anno conosce Miss Mary Reynolds che sarà sua amica e compagna per molti anni. Nel 1923, a 36 anni, la carriera scacchistica di Duchamp ha il suo inizio ufficiale. In quell’anno gioca il suo maggior torneo a Bruxelles piazzandosi terzo. Praticamente da quest’anno, per 12 anni, Duchamp cessa di fare arte attiva e si dedica quasi unicamente agli scacchi. Non per questo tuttavia rinuncia alle sue amicizie artistiche e letterarie che mantiene se pur con minor intensità. Nel 1924 entra a far parte del club di scacchi di Rouen. In agosto partecipa al Campionato francese di Strasburgo e in settembre a Rouen diventa campione dell ‘Alta Normandia. In quell’anno partecipa al film di Renè Clair e Picabia (Entracte) e la sua parte consiste nel giocare una partita a scacchi su un tetto di Parigi con l’amico Man Ray.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1925 Marcel disegna il manifesto del 3° Campionato francese che si svolge a Nizza. Il manifesto è un rovinio di dadi nella configurazione di una figura di re.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A quel torneo Marcel arriverà sesto e gli verrà conferito dalla Federazione francese la qualifica di Maestro. Da notare che la Fide era stata fondata nel luglio del 1924 in occasione dell’VIII Olimpiade e i titoli di Maestro venivano conferiti allora solo dalle Federazioni nazionali. Nizza diventa per Marcel la città preferita per i successivi cinque inverni quale luogo per allenarsi a scacchi. Nel 1926 partecipa a un torneo a 4 giocatori a Nizza contro Halberstadt, Renaud, Reilly.

Nel 1927, a 40 anni, viene presentato da Picabia a Lydie Sarazin- Levassor, una ricca e piacente giovane di 25 anni, figlia del costruttore di auto. Gran matrimonio in chiesa, fotografo della cerimonia l’amico Man Ray.

Man Ray scriverà poi  che «Marcel durante la luna di miele, nel sud della Francia, sarebbe andato, dopo cena, a Nizza in autobus per giocare a un circolo di scacchi e sarebbe ritornato tardi mentre Lydie l’aspettava sveglia. Non solo, ma quando ritornò non andò a letto subito ma mise i pezzi nella posizione che aveva giocato per studiarla. Per prima cosa alla mattina Marcel andò alla scacchiera per fare la mossa che aveva pensato durante la notte.. Ma i pezzi non si muovevano: durante la notte Lydie si era alzata e li aveva incollati tutti alla scacchiera». Marcel non gradì la cosa e il matrimonio finì con un divorzio dopo pochi mesi.

Nel 1928 Marcel partecipa a 4 tornei: in gennaio a Hye’res ove è primo ex-aequo con Halberstadt e O’Hanlon, in giugno a Parigi ove si piazza al primo posto con Tartakower nel torneo internazionale, in luglio/agosto all’Aia gioca nella squadra francese per la seconda Olimpiade e si classifica secondo individuale e in settembre a Marsiglia nel Campionato francese ove arriva settimo. Nel 1929 partecipa al Torneo internazionale di Parigi. In questo anno Marcel inizia il libro dei finali con Vitaly Halberstadt (giocatore che vinse il Torneo di Parigi nel 1925, analista e problemista) Intitolato L’opposizione e le case coniugate sono riconciliate.

Nel 1930 Duchamp partecipa al torneo di Nizza piazzandosi nono e poi gioca in quello internazionale di Parigi. Viene chiamato a far parte della squadra francese per le Terze Olimpiadi di scacchi ad Amburgo. Fa parte della squadra francese anche Alechin e Duchamp incontra in seconda scacchiera il famoso Frank Marshall (nato a New York nel 1877, dal 1904 giocatore professionista di scacchi) della squadra americana e riesce a pattare. Nel 1931 Duchamp partecipa alla Quarta Olimpiade a Praga nella squadra francese ove Alechin è ancora in prima scacchiera. Diventa Consigliere della Federazione scacchi francese e viene delegato da questa alla Fide fino al 1937.

Nel 1932 il libro dei finali è terminato e viene pubblicato con la copertina disegnata da Marcel. Il testo è trilingue (francese, tedesco e inglese). L’edizione è limitata a 1000 esemplari non numerati e a 30 numerati e firmati. L’editore è L’Echiquier/Edmond Lancel di Bruxelles. Ad alcuni italiani questo lavoro sui finali parve essere un plagio del lavoro dell’italiano Rinaldo Bianchetti che era apparso 7 anni prima (vedi L’italia Scacchistica 1932, pagg. 273, 305, 354) con il titolo Contributo ai finali di soli pedoni.

Sempre nel 1932 partecipa al torneo di Parigi e lo vince battendo Znosko-Borosvsky uno dei più forti giocatori in Europa. In settembre si piazza quarto al Campionato francese di La Baule. Marcel Duchamp è al vertice della sua carriera di giocatore di scacchi. Gioca una partita alla radio contro il Circolo di scacchi di Buenos Aires.

Nel 1933 partecipa alla Quinta Olimpiade a Folkestone (Inghilterra) ed è in squadra con Alechin, Betbeder, Khan e Voisin. Nello stesso anno traduce in francese il libro di Znosko-Borosvsky intitolato Come incominciare una partita di scacchi.

Nel 1935 Duchamp viene nominato Capitano della squadra francese per le Olimpiadi per corrispondenza che durarono 4 anni. Duchamp rimase imbattuto e totalizzò 9 su 11 con il più alto punteggio individuale.Nello stesso anno Duchamp conclude un torneo per corrispondenza della FSB piazzandosi primo (9 su 11). È questa l’ultima volta che vediamo Duchamp impegnato in un torneo di scacchi. Il ciclo agonistico degli scacchi è terminato.

Nel 1937 tiene una rubrica di scacchi ogni giovedì sul Ce Soir un quotidiano di Parigi.

Dal 1938 ritorna all’arte e agli allestimenti di mostre di arte contemporanea.

Nel 1940 dedica la maggior parte del suo tempo a costruire il suo museo portatile, contenente in miniatura le sue più significative opere, conosciuto come «La scatola in una valigia».

Gli scacchi da competizione sono ormai un ricordo. Nel 1940 va negli Usa e ritorna in Francia nel 1941 per poco e poi se ne ritorna negli Stati Uniti nel 1942 ove si stabilirà stabilmente per il resto della sua vita. In quell’anno incontra il musicista John Cage tramite Peggy Guggenheim. Con grande suo disappunto Cage non sa giocare a scacchi, ma Marcel cerca di infondergli la passione. Ma John non sarà mai in grado di competere con Marcel sulla scacchiera.

Nel 1943 disegna 25 scacchiere tascabili e ne fa stampare le figure che molto rassomigliano a quelle inglesi della De La Rue.

Nel 1944 disegna il catalogo per la Mostra «Imagery of chess» («Figure poetiche degli scacchi») tenutasi alla galleria Julien Levy di New York e arbitra una simultanea alla cieca tenuta dal campione George Koltanowsky, un m.i. specializzato in questo tipo di esibizione scacchistica (Koltanowsky ad Edinburgo nel 1937 stabilì il record di «partita alla cieca in simultanea»: incontrò 34 scacchiere facendo registrare 24 vittorie e 10 patte in 13 ore e 30 minuti di gioco). Sempre per la Mostra esegue un assemblaggio di una «Scacchiera tascabile con guanto di gomma» in una scatola (35,5x34,7x7,6 cm). L’originale si perse nel tempo e Duchamp ne fece una replica nel 1966 e questa è conservata a Parigi nella collezione Robert Lebel.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1946 comincia a lavorare a un quadro, che rimarrà segreto per circa un ventennio, chiamato Dati: 1. La caduta d’acqua/ 2. Il gas d’illuminazione. Tale opera assorbirà Duchamp per la maggior parte della sua attività creativa per il ventennio (1946/66).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si fa socio del circolo di scacchi «London Terrace» di New York. Nel 1948 vince il torneo di scacchi dell’Associazione scacchistica dello Stato di New York nella classe A.

Nel 1952 Duchamp fa un breve discorso all’Associazione scacchistica dello Stato di New York sui tre aspetti principali del gioco degli scacchi. Dichiara che «obiettivamente una partita a scacchi somiglia molto a un disegno a penna, con la differenza che il giocatore di scacchi dipinge con le forme bianche e nere già pronte, invece di inventare le forme come un artista. Il disegno che si ottiene in questo modo sulla scacchiera non ha, apparentemente, un valore visuale estetico, ed è piuttosto simile a uno spartito musicale che si può suonare più volte. Negli scacchi la bellezza non sembra una esperienza visiva come nella pittura. La bellezza degli scacchi è più vicina a quella della poesia; i pezzi sono l’alfabeto stampato che dà una forma ai pensieri, e questi pensieri, pur formando un disegno visivo sulla scacchiera, esprimono una loro bellezza “astrattamente” come una poesia. Io credo veramente che ogni giocatore di scacchi provi due piaceri estetici insieme, prima quello dell’immagine astratta simile all’idea poetica di scrivere e poi il piacere sensuale dell’esecuzione ideografica dell’immagine sulla scacchiera. Sono stato in stretto contatto con artisti e con giocatori di scacchi e sono arrivato alla conclusione personale che mentre tutti gli artisti non sono giocatori, tutti i giocatori di scacchi sono artisti». A questo si può aggiungere che secondo Duchamp gli scacchi «sono socialmente più puri della pittura perché con gli scacchi non si possono fare soldi»

(Observations, R. Avedon, Simon & Schuster, New York 1959, p. 55).

Ovviamente oggi questa affermazione sarebbe contestata da molti, anche se i soldi con gli scacchi li fanno solo in pochi.

Un ‘altra interessante affermazione di Duchamp è che «alla fine della partita si può cancellare il quadro che si è fatto» (Art Actuel International, Lausanne, 1958, n. 6, p. 1).

Nel 1954 a 67 anni si sposa per la seconda volta. E’ l’ex moglie di Pierre Matisse (da non confondere con il grande pittore Henry Matisse), Madame Alexina (Tenny) Sattler. Come dono di nozze Duchamp le regala il Cuneo castità, una scultura in due parti che si incastrano e che fa parte della trilogia delle sculture erotiche di MarceI. (Foglia di vite femmina e Oggetto-dardo sono le altre due).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1955 Duchamp si naturalizza cittadino americano.

Marcel è tutto preso da conferenze, allestimenti di mostre e pubblicazioni di artisti e di Readymades.

Nel 1963 è presente all’inaugurazione della mostra retrospettiva al Museo dell’Arte di Pasadena (sobborgo di Los Angeles) intitolata «Opere fatte da Marcel Duchamp o Rrose Selavy» e in quella occasione si fa fotografare in una partita di scacchi con una bella e prosperosa modella nuda (Eve Babitz).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1964 importante è la sua collaborazione con l’editore Arturo Schwarz di Milano per la sua prima mostra retrospettiva europea con 108 pezzi. Nello stesso anno Jean-Marie Drot presenta un film prodotto per la televisione francese intitolato Una partita a scacchi con Marcel Duchamp che viene premiato al Festival Internazionale del Film di Bergamo.

Nel 1966 completa la sua opera ventennale Dati: 1. La caduta d’acqua/2. Il gas d’illuminazione. Fa anche un readymade Omaggio a Caissa che altro non è che una normale scacchiera di legno in trenta esemplari firmati (soltanto 4 furono allestiti) il disegno della quale è simile al pavimento di Dati: 1. La caduta...

Assiste l’organizzazione di una mostra intitolata Omaggio a Caissa alla galleria Cordier & Ekstrom di New York.

Nel 1967 partecipa al Torneo internazionale di scacchi di Monte Carlo.

Nel 1968 partecipa a una manifestazione musicale (Reunion) organizzata da John Cage a Toronto, in Canada, durante la quale gioca a scacchi con la moglie Tenny e l’amico Cage su una scacchiera collegata elettronicamente con musiche di David Tudor e Lowell Cross che vengono ad essere interrotte a seconda delle mosse fatte sulla scacchiera.

Ultimo lavoro artistico di Duchamp sul tema degli scacchi è Re e Regina una incisione ove vi sono dadi accumulati come nel manifesto del torneo di Nizza del 1925. Gli amanti RE e REGIINA sono uniti e separati dal caso (l’accumulazione dei dadi).

Partecipa ancora al Torneo internazionale di Monte Carlo.

Muore il 2 ottobre 1968 a Neuilly, e viene sepolto nel cimitero di famiglia a Rouen con la lapide da lui voluta «D’alleurs c’est toujour les autres qui meurent».

 

Nella lunga vita scacchistica, Marcel Duchamp «spese considerevole energia in modo da convincere gentilmente ma aggressivamente altri artisti a disegnare pezzi di scacchi, all’inizio per diletto estetico ma negli ultimi anni della sua esistenza per raccogliere denaro da donare alla American Chess Foundation. Il ricavato delle vendite dei pezzi era usato per finanziare le partecipazioni dei giocatori statunitensi ai tornei e per promuovere gli scacchi in generale. (...) Con il suo istintivo fascino e il debito emotivo che così tanti artisti gli dovevano, Duchamp fu capace di far fare inusuali pezzi di scacchi a Max Ernst, Alexander Calder, Salvator Dalì, Arman Fernandez e naturalmente a Man Ray i cui pezzi furono battezzati “I Cavalieri della Tavola Quadrata”. Man Ray fu talmente soddisfatto dal giudizio di Duchamp che gli disegnò poi anche un Trofeo d’argento per la Chess Foundation.»

 (Man Ray, Neil Baldwin, Hamilton 1989, p. 339/40).

 

Come era lo stile scacchistico di Duchamp?

Secondo il giornalista Neil Baldwin (opera citata, p. 184/85) Duchamp «non era un giocatore brutale. Un riguardo all’estetica, alla bellezza del gioco gli proibivano la sciatteria per vincere ad ogni costo. Ha sempre insistito nel dire che vincere non era il punto. Voleva liberarsi dal bisogno di vincere così da poter capire gli scacchi nello stesso modo in cui si era liberato dalla pittura, così da non cader nella trappola di diventare intossicato dall’odor di trementina».

 

Ecco alcuni pensieri di Duchamp sugli scacchi:

«Una partita a scacchi è molto plastica. Si costruisce. È una scultura meccanica, con gli scacchi si creano dei bei problemi e questa bellezza è fatta con la testa e le mani"

 (Observations, R. Avedon. 1959 New York, p. 55).

 

«Una partita a scacchi è una cosa visiva e plastica e se non è geometria nel senso statico del nome, è una meccanica perché questo si muove: è un disegno, una realtà meccanica. I pezzi non sono piacevoli in se stessi né piacevole è la forma del gioco, ma quello che è piacevole, se tale termine può essere impiegato, è il movimento. Certamente nel gioco ci sono cose estremamente belle nel campo del movimento ma per nulla in quello visivo. È l’immaginazione del movimento o del gesto che fa la bellezza in questo caso. È completamente nella materia grigia (cioè nella mente)»

(Pierre Cabanne, Entretiens avec Marcel Duchamp, Paris 1967, p. 24).

 

MarceI Duchamp è stato un artista che ha visto negli scacchi una fonte di continua creazione mentale e artistica fatta a due. Uno scontro mentale che realizza un’opera, un’idea, una strategia ed è sempre diversa e mai si ripete con monotonia.

[Scacco, n. 9, Settembre 1991, pp. 338-347]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Duchamp davanti ad una scacchiera

 

 

 

Riporto "la" partita di Duchamp, quella giocata con il suo alter ego, Rrose Sélavy. Nel 1920 Marcel Duchamp si duplicò scegliendo sembianze femminili: quelle di Rose Sélavy. Nel 1921 il nome di Rose si era trasformato in Rrose: un gioco di parole pubblicato a pag. 6 di "Le Pilhaou-Thibaou" (quindicesimo numero della rivista "391") è firmato Rrsose Sélavy. Picabia aveva estratto la frase da una lettera che Duchamp gli aveva inviato da New York a gennaio. Era la prima volta che a quel nome floreale veniva aggiunta una "r" e ciò non faceva che duplicare il personaggio appena nato. Fu sufficiente la semplice aggiunta di una consonante per delineare ancora meglio il mistero del doppio: una creatura appena nata cominciava subito a trasformarsi, a possedere una propria "biografia".

 

"La"  Partita è un Gambetto di Re accettato. E' godibilissima. Buon divertimento.

 

Il critico d'arte statunitense Armand Arman, nel 1972, ha voluto ricordare Marcel Duchamp in un modo un po' particolare, ricostruendo una (o forse dovremmo dire "la") partita a scacchi che lo ha come protagonista. La distinzione in tre fasi che si è soliti fare dell'attività creativa di Duchamp: quella giovanile, che giunge fino al 1913; la seconda dal '13 al '23; l'ultima, dal '43 alla morte, ha più di un elemento di somiglianza con la classica tripartizione di una partita di scacchi, nella si assiste dapprima all'apertura, nella quale si sviluppano i pezzi nel modo più favorevole per passare alla seconda fase, quella del mediogioco, il momento più creativo di un incontro. In un gioco corretto, dipende da quel che accade nel centropartita l'esito della partita. Se uno dei due concorrenti ha saputo attuare una strategia vincente, riuscendo ad acquisire un vantaggio di materiale o di posizione netto, allora il successo non potrà sfuggirgli. Ma dovrà passare attraverso la terza ed ultima fase quella cosiddetta del finale, per concretizzare la propria superiorità in modo inconfutabile. Nella fase dell'apertura al giocatore si richiede una buona conoscenza della teoria degli impianti di gioco maggiormente in voga. Quando ha la possibilità di indirizzare fin dalle prime battute il gioco, trovandosi alla guida del Bianco, egli può cercare di condurre lo scontro sui binari che gli sono più consoni, se preferisce ad esempio il gioco chiuso e posizionale a quello aperto, che si presta a maggiori tatticismi. Lo studio e la sperimentazione dei vari stili, nella ricerca di quello più idoneo ai propri mezzi ed alla propria sensibilità, non differiscono da quanto tocca al giovane pittore nel corso della propria formazione artistica. Il momento in cui ci si sente pronti ad esprimersi, ad intraprendere creativamente una propria strada, è per lo scacchista corrispondente al delicato passaggio dalla teoria delle aperture alla formazione di un piano di gioco, in cui non si è più sorretti da un aiuto teorico esterno ma si deve fare affidamento solo sulle proprie forze. Vi è in questa seconda fase, in cui ogni mossa deve essere collegata logicamente alle altre, un punto in cui la propria creatività si esprime al meglio, sia dal punto di vista tecnico sia da quello ideativo. La terza fase, quella del finale, ha in sé una natura più meccanicistica, basata sul calcolo. Infatti non porta con sé ulteriori avanzamenti ma permette al giocatore-artista di trarre le conseguenze di quanto è stato fatto in precedenza, di sviluppare fino alla logica conclusione ciò che è insito nella posizione maturata nel centropartita.

 

Per l'occasione Arman si finge corrispondente dalla città di Rejayork di un improbabile quotidiano, il Daily Moma, impegnato nel descrivere la finale del campionato mondiale di "scacchi veloci". Vediamo la partita, precisando che tutti i titoli in corsivo si riferiscono ad altrettante opere dell'artista francese. Duchamp muove i pezzi bianchi, mentre a Rrose Sélavy tocca il Nero. 1. e4, e5 2. f4 A dispetto dei canoni artistici consacrati, è ora di dare una svolta. 2. ..., exf4 Mossa avventurosa, il controgambetto sarebbe più indicato, ma il giovane conduttore del Nero ha incondizionata fiducia in se stesso. 3. Cf3 Il cavallo entra in scena come il Nu descendant un escalier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp "Nu descendant l’escalier (1)", 1911

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp "Nu descendant l'escalier (2)", 1912

 

 

e va ad occupare una posizione dominante nell'ambito della storia dell'arte. 3. ..., g5 Difende il pedone ma sembre un Jeun homme triste dans un train.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp "Sad Young Man in a Train/ Jeune homme triste dans un train", 1911/1912

Fondazione Peggy Guggenheim, Venezia

 

 

4. h4 Cercano di sbriciolare questa difesa con un moulin à café

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp "Moulin à café", 1911

 

 

4. ..., g4 Il pedone si sottrae al macinino come un nudo ad alta velocità. 5. Ce5 Il Cavallo elude la minaccia ma rimane saldo e veloce, pronto all'attacco. 5. ..., Cf6 Portando fuori un pezzo a difesa del pedone g4 che se ne sta incurante dei pericoli come un célibataire.  6. d4 Grande aperura del centro, la Vierge è pronta ed il malic mold

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp "Nine Malic Molds (Neuf moules mâlic)", 1914-15

 

 

della Regina ha la propria diagonale. 6. ..., d6 La Machine célibataire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp "La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche", Grande vetro, 1915-1923 [1]

Museum of Art, Filadelfia

 

 

punzecchia il "forte e veloce" ... 7. Cd3 che si ritira nel grembo della Marié mirando a far suo il giovane uomo 7. ...Cxe4 Il Cavallo cancella dal gioco il pedone d'apertura che gli appariva un modo d'esprimersi intrinsecamente sbagliato. 8. Axf4 Il malic mold della Regina si muove lungo la guida di scorrimento, lo spogliarello ha inizio 8. ..., Axg7 L'altro malic mold sull'altra rotaia, la trasformazione avrà luogo. 9. Cc3 Sulla Water Mill Wheel minacciando il Cavallo Nero 9. ..., Cxc3 Guadagnando un tempo e obbligando il Bianco ad impedonarsi. La Vierge è messa a nudo. 10. bxc3 Uno stoppage si svolge 10. ..., c5 I témoins oculistes sono faccia a faccia 11. Ae2 Il piede Luigi XV del macinacioccolato indica il Jeunne homme triste dans un train. 11. ..., cxd4 La luce rossa nella Pharmacie 12. 0-0 Lo scolabottiglie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp " l'Egouttoir", 1914 [2]

 

 

cerca rifugio nel castello 12. ..., Cc6! In advance of the broken arm, creando una forte pressione. 13. Axg4 La pharmacie ha perso la bottiglia verde e questo è positivo per il lato di Re 13. ..., 0-0 L'altra parte del Vetro 14. Axc8 da più spazio alla Regina, la partita  è pulled at four pins 14. ..., Txc8 Piazzandosi su una linea aperta. ora la partita è da osservare attentamente (dall'altra parte del Vetro) con un occhio chiuso per almeno un'ora. 15. Dg4 Inchiodando il malic mold a prendere la polvere ed ampliando il raggio di manovra della Regina 15. ..., f5 Con un hidden noise il pedone ricaccia la Regina 16. Dg3 Ancora lì, ma L.H.O.O.Q.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp "La Joconde, L.H.O.O.Q.", 1919 [3]

collezione privata

 

 

 16. ..., dxc3 Fermando la tensione (Tartakover diceva: "La minaccia è più forte dell'esecuzione") su una forma di infelice readymade. (titolo di un'opera realizzata  a Buenos Aires nel '19) 17. Tae1 Buona mossa. Ora il centro assomiglia alla Fountain 17. ..., Rh8 Schiodando il malic mold ed immettendo un po' di air de Paris nella partita. 18. Rh1 Per evitare brutte sorprese, perché "2 o 3 gouttes de hauter n'ont rien a faire avec la sauvagerie" 18. ..., Tg8 Raggruppando i pezzi per un assalto allo scolabottiglie. 19. Axd6  Costruendo il Trébuchet 19. ..., Af8 Il portacappelli pende dalla parte bianca. 20. Ae5+ Conquista la diagonale e tira fuori dai problemi la Sculpture for traveling (scultura fatta con strisce di gomma, tratte da cuffie da bagno colorate, e fili legati a vari punti dentro una stanza)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp "The Sculpture for Traveling", (1915? 1918)

Museum of Modern Art's -  New York

 

 

20. ..., Cxe5 Obbligata, come firmare un Tzanck check (check in inglese indica lo scacco al Re. Il riferimento è un assegno realizzato su un foglio per pagare un intervento dentale eseguito dal dr. tzanck, nel '19) in bianco. 21. Dxe5+ La bagarre d'austerlitz è cominciata 21. ..., Tg7 Bella mossa, bel respiro. Migliore di Ag7. 22. Txf5 Ottenendo un insieme di pezzi molto potente, che vale almeno un $2,000 Reward

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

22. ..., Dxh4+ La Fresh widow vestita di pelle nera e cente viene a portare i suoi omaggi al Re. 23. Rg1 Fuggendo alla velocità di una rotary demisphere. 23. ..., Dg4 Pesante come 1200 sacchi di carbone. 24. Tf2 Indifferenti, pigri lavori di ferramenta 24. ..., Ae7 L'object dard lascia libera la strada per l'altra Torre. 25. Te4 Forzando la Coin de chasteté. 25. ..., Dg5 La fresh widow spinge all'indietro la jaquette. 26. Dxg5 La rissa ad Austerliz è al suo culmine. La fresh widow svanisce come in un colpèo di vento quando si apre la Door, 11 Rue Larrey: (copia della porta che si trovava nell'appartamento parigino abitato da Duchamp dal '27 al '42) 26. ..., Axg5 Unica. L'ultimo malic mold ha ragione della gioconda L.H.O.O.Q. shaved. 27. Ce5 Why not sneze Rose Selavy?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp " Why not sneze Rose Selavy?", 1921

costituito da una gabbietta con cubetti di marmo e osso di seppia

 

 

Obiettivi chiaramente diversi  27. ..., Rg8 Per evitare lo scacco. Questa non è una mossa da Anémic cinéma 28. Cc4 Come disse Lawrence, "l'esercito turco era più un pretesto che un obiettivo". questo Cavallo di obiettivi ne ha più d'uno 28. ..., b6 Questo Montecarlo bond (Duchamp disegnò nel '23 un esemplare di obbligazione per la roulette di Montecarlo) è più sicuro. 29. Tfe2 Raddoppiando sull'aliante 29. ..., Tge7 Raddoppiando i two laundresses' Aprons pieni di sorprese sulla linea e 30. Te8+ Iniziando il Tu m'... 30. ..., Txe8 Tu m'... procede. 31. Txe8+ Tu m'.... sempre Ogni cosa è pronta per una calma tortura 31. ..., Rf7 (se 31. ..., Rg7 32. Te4, Af6 - e non di d2 a causa di Td4 - 33. Cd6 e su 33. ..., Te7 - non si vede di meglio - 34. Txe7, Axe7 35. Cb5! ed il Cavallo è difficile da contrastare). 32. Tc8! Con la sua tongue nel suo check, davvero l'obiettivo non era l'esercito turco ma il pedone c 32. ..., Txc8 Procedendo nella semplificazione alla maniera di Delvaux. 33. Cd6+ Uno scacco in stile allegory George  Washington

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcel Duchamp " Genre Allegory [George Washington]", 1943

Musèe National d'Art Moderne, Centre George Pompidou - Parigi

 

 

33. ..., Re6 E non Re7. Re6 centralizza il Re e lo pone ad una distanza più sicura dal Cavallo 34. Cxc8 I pedoni a7 e b6 sono ora in pericolo 34. ..., Ae3+ L'ultimo malic mold giunge da lontano a salvare la situazione. 35. Rf1 Ora si vedono, marzo 1945 (si allude ad una mostra che vede riuniti lavori di Duchamp e dei suoi due fratelli) 35. ..., h5 In forma di Female fig leaf 36. Re2 Con il desiderio di Prière de toucher 36. ..., Ad4 Cuori che fuggono con uno sbattere di ali 37. Rd3 Ultimo tocco di Apolinére enameled 37. ..., Re5 Obbligata (no a Rd5 per via dello scacco) ma non rongwrong. 38. Ce7 Nella green box 38. ..., Re6 Indispensabile in A box in a valise, poiché non si può stare dove si è 39. Cc6+ sarebbe mortale. 39. Rxd4 Chess in a pochet

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pocket chess with rubber glove (1944)

Replica dell'originale andato perduto nel 1906 (cm. 35,5x34,7x76). Collezione Robert Lebel, Parigi

 

 

39. ..., Rxe7 Not a shoe 40. Rxc3 Chiudendo la porta con il fermo 40. ..., Rd6 Raggiungendo lo stato di una scultura immobile nella Via Lattea. Given 1. The waterfall 2 The illuminating gas. A questo punto Marcel Duchamp offre all'avversario la patta. Rrose Sélavy, conoscendo la forza di Duchamp nei finali di partita, l'accetta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Partita di Duchamp

di : Ferruccio Pezzuto

Ed. Messaggerie Scacchistiche

pag. 77 (1994)

 

[1] La sposa (in alto, nell'opera) allude alla natura androgina della verginità, che livella ogni differenza tra il maschile e femminile. L'elica è associata al motivo della ruota della ruota e del fuoco alchemico: l'agente attivo della trasmutazione. Essa rappresenta, infine, la scintilla della passione amorosa, intesa come strumento di conoscenza e rigenerazione interiore. La figura dello scapolo (in basso al centro sotto l'elica, nell'opera) è rappresentata attraverso l'immagine della macchina: una macinatrice di cioccolato.

 

[2] Scolabottiglie circolare che sta in piedi senza appoggi, oggetto molto comune nella Francia dei vini. Egouttoir si riferisce al verbo égoutter, sgocciolare, che a sua volta richiama molto da vicino égoûter, togliere gusto.

 

[3] Tramite barba e baffi Duchamp avrebbe esplicato il contenuto esoterico del capolavoro di Leonardo. Il carattere androgino del volto della Gioconda, incarnazione dell'uomo universale, alluderebbe ai concetti di totalità e perfezione (naturale ed artistica). La scitta sottostante, "L.H.O.O.Q.", dal significato ironico e volgare, )Elle à chaud au cul) esprime la valenza dissacrante dell'opera di Duchamp rispetto alla concezione, aulica e nobilitante della pittura tradizionale.