CIRCOLO SCACCHI "G. GRECO" - CECINA

L'EVOLUZIONE DELLA FORMA DEI PEZZI

Le leggende sull'origine degli scacchi sono numerose. La più famosa racconta che il saggio indiano Sissa presentò il gioco, da lui creato, al suo sovrano, che ne rimase così affascinato da promettergli qualsiasi ricompensa avesse desiderato. Sissa rispose: "Metti un chicco di grano sulla prima casella della scacchiera, due sulla seconda, quattro sulla terza e così via sempre raddoppiando fino alla sessantaquattresima, e dammi il tutto". Il monarca sorrise, ritenendo modesta la ricompensa, ma allorché i contabili gli riferirono il calcolo, si accorse che la quantità di frumento domandata era enorme e in nessun modo reperibile. Il risultato era 2 alla 64a meno 1, pari a 18.466.744.073.709.551.615 chicchi; per rendere l'idea, il grano avrebbe ricoperto tutta la superficie della Lombardia con uno strato di 22 metri. Il re era avvilito, ma si dice che Sissa gli rispose subito: "Io ti ho detto di ‘mettere' tutti questi chicchi sulla scacchiera: siccome questo è impossibile non pretendo nulla".

In realtà il gioco degli scacchi è così perfetto e articolato che non è scaturito da una sola mente e in breve tempo (po-trebbe essere sorto dalla fusione di più giochi esistenti, indiani e cinesi), ma la leggenda di Sissa ha conservato nei secoli il suo peso, tanto che nelle lingue indiana e persiana le caselle della scacchiera sono ancora dette "granai".

Secondo le teorie più accreditate gli scacchi sono stati ideati nell'India settentrionale intorno al 600 d.C.. Gli Indiani li trasmettono ai Persiani, e gli Arabi, conquistata la Persia nel 641, li approfondiscono notevolmente divenendone validi maestri. Verso il Mille li portano in Europa attraverso l'Africa settentrionale, la Spagna e la Sicilia. Altre vie di diffusione sono state l'Asia centrale russa e il Caucaso, oltre al Mediterraneo e all'Atlantico, solcando i quali il gioco è giunto alle Isole Britanniche e alla Scandinavia.

Inizialmente sulla scacchiera ogni giocatore aveva a disposizione un Re e le forze che componevano l'esercito india- no: un Generale o Visir, gli elefanti, la cavalleria, i carri da guerra e la fanteria (fig. 1).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) - Set indiano Sahib dell'800: il Generale è rimasto a fianco del Re, le Torri sono elefanti e gli Alfieri dromedari.

 

Tutti noi sappiamo che il personaggio essenziale del gioco è il Re (fig. 2).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(2) - Re di un set francese d'avorio del 19° secolo.

 

È debole e bisognoso di protezione nel-le prime fasi della partita, forte nel finale, indispensabile e insostituibile in quanto lo scaccomatto (dal persiano shah mat, che significa "il Re è perduto", non "Il Re è morto", come si riteneva fino a qualche tempo fa) segna la fine della contesa. Proprio dalla sua figura particolarissima gli scacchi sono resi unici e diversi da tutti gli altri giochi da tavoliere: sono "il re dei giochi e il gioco dei Re".

Col passaggio in Europa gli scacchi, da simulazione di battaglia, si trasformano in gioco di corte, e il Generale (fig. 3)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(3) - I Generali o Visir fra i due Re, set indiano in avorio del tardo ‘800

 

viene sostituito da una Donna o Regina, con più ampio potere di movimento (fig. 4).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(4) - Una Donna di un set francese Dieppe d'avorio del 18° secolo

 

L'elefante diventa Alfiere in Italia, simboleggiato da un elmo rinascimentale (fig. 5),

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

vescovo (Bishop) in Gran Bretagna (fig. 6),

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(6) - Dai pezzi scandinavi di Lewis, in avorio di tricheco del 12° sec., rinvenuti nelle Isole Ebridi,

al largo della Scozia, ma provenienti dalla Norvegia.

 

 

giullare (Fou) in Francia (fig. 7),

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(7) - Alfiere francese, da una serie d'avorio di fine ‘800.

 

corridore (Läufer) in Germania (fig. 8), adottando anch'esso una mossa più vantaggiosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(8) - Alfiere, da un set di porcellana Augar- ten di Vienna.

 

Il Cavallo è la figura che da sempre ha conservato la sua posizione sulla scacchiera e la sua originale mossa (fig. 9).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(9) - un Cavallo, probabilmente in glese, forse l'unico pezzo di scacchi con cavallo e cavaliere in armatura del 14° sec.

 

I carri da guerra (fig. 10) si trasforma- no in Torri (fig. 11, )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(10) - Carro da guerra, pezzo in corno di cer- vo del 10-11° sec. reperito in Francia a Loisy, Saône et Loire.

(11) - Torri, da un set Old English d'avorio naturale e tinto di rosso del 19° sec.

 

e gli antichi fanti (fig. 12) in Pedoni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(12) - Pedoni, da un set india- no d'avorio del 19° sec.

 

La più che millenaria storia degli scacchi è molto documentata, ma è invece interessante notare che lo studio dei pezzi è materia nuova. Se il più antico libro che si occupa di scacchi, il Vicarisn i Chatrang o Chatrang Namak è stato scritto in pahlavi intorno al 700 d.C., un secolo dopo l'invenzione, il primo volume dedicato ai pezzi, il Chessmen di D. M. Liddel, è comparso nel 1937: alcune valutazioni devono quindi ancora essere verificate e ulteriori ricerche ci faranno senz'altro scoprire aspetti insperati.

I più antichi set di scacchi si sono persi nella notte dei tempi. In Asia gli archeologi hanno portato alla luce attraenti figure, ma non siamo completamente sicuri che siano tutte relative al nostro gioco. Tuttavia, dato che lo stile naturalistico dominava le culture orientali, si ritiene che i primi pezzi fossero figurativi.

I tipi di scacchi esistenti nel mondo sono migliaia, e i profani non ne immaginano la varietà ed i contenuti. Le serie più adatte al gioco sono chiamate "convenzionali", come le francesi Régence (fig. 13)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(13) - Pezzi Regénce, avorio.

 

 

e le "Maltesi", cosiddette per la croce di Malta in cima alla corona del Re (fig. 14): sono stilizzate, ben riconoscibili e stabili sulla scacchiera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(14) - Pezzi Maltesi, avorio, ‘800

 

 

Nei paesi islamici, probabilmente in conseguenza della proibizione di Maometto di raffigurare immagini, gli artigiani hanno stilizzato gli scacchi lasciandovi solo un astratto accenno alla figura: dorso dell'elefante, trono e cuspide per il Re e per il Generale o Visir; zanne per l'Alfiere, un rilievo per la testa del Cavallo, un carro schematizzato per la Torre (fig. 15, copia).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(15) - Pezzi con figure stilizzate tipici dei paesi islamici.

 

O forse i Musulmani hanno adottato questi pezzi, pervenuti a loro dai Persiani già in tale forma, in quanto più confacenti alla loro religione.

In seguito nell'Islam si produce una seconda stilizzazione con la quasi completa tornitura dei pezzi: li utilizzano tuttora, e si assomigliano al punto che non tutti gli studiosi concordano su quale sia, ad esempio, il Cavallo e quale l'Alfiere (fig. 16).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(16) - Pezzi Islamici in legno, 19° sec.

 

Prendono invece l'appellativo di "figurativi" od "ornamentali" i set che, ritraendo persone, animali, cose, strumenti e macchinari, rispecchiano i costumi, la storia e lo spirito del luogo e del tempo in cui sono stati realizzati (fig. 17 e 18).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(17) - Set russo Kholmogory del 18° secolo, in avorio di tricheco.

(18) - serie austriaca tirolese in legno, sec. 19°-20°.

 

Scolpiti da maestri e troppo delicati per le partite, hanno, più che altro, funzione decorativa o di rappresentanza. Vi sono poi delle serie "miste" (fig. 19).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(19) - Little faces russi, dalla tipica forma a fiasco, in osso,  del 19° sec.

 

L'analisi di queste figure costituisce una materia di grande interesse per il cultore.

Attorno al 10° secolo gli scacchi giungono in Europa mantenendo forme stilizzate ma impreziosite da artistici bassorilievi. Si ritorna però anche al figurativo: ne sono un esempio i pezzi vichinghi di Lewis, che raffigurano Re e Regine sul trono, vescovi come Alfieri, cavalieri armati di lancia e scudo (i Cavalli) e guerrieri al posto delle Torri (fig. 20); solo i Pedoni sono convenzionali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(20) - Torre e Cavallo, pezzi di Lewis, 10° sec.

 

Nel 13° secolo il gotico influenza le figure degli scacchi, che divengono magnifiche statuette di elaborata fattura, accessibili tuttavia solo alle classi più abbienti (fig. 21).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(21)- Un Alfiere germa- nico in avorio di narvalo, che raffigura un vescovo a cavallo con un gruppo di chierici e ar- cieri, sec. 13°

 

 

Nel ‘400 l'ormai consolidato ceto medio europeo si dedica agli scacchi e richiede serie meno costose, favorendo la creazione di pezzi semplici, in genere torniti alla base e nello stelo, che si differenziano nella parte superiore per la presenza di simboli di identificazione.

L'abbondante letteratura e le chansons de geste documentano il grande sviluppo che gli scacchi hanno avuto nel Medioevo e nel Rinascimento. Con il fiorire delle arti e delle scienze, gli artigiani introducono novità anche negli scacchi: possederne un'artistica serie è considerato dai nobili uno status symbol, e i mercanti europei commissionano in Asia pregiati set da collezione (fig. 22).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(22) - Pezzi di un set indiano Cashmir di Berhampur d'avorio.

 

 

La varietà dei giochi si espande durante l'era moderna e nascono serie eleganti, come i Calvert (fig. 23), gli Hastilow e gli Edinburgh Upright (fig. 24) in Gran Bretagna, i Lyon (fig. 25), i Régence (fig. 13) e i Dieppe (fig. 26) in Francia, gli Erbach e i Selenus (fig. 27) in Germania, i Kholmogory (fig. 17) e i Little faces (fig. 19) in Russia, gli Orsi di Berna (fig. 28) in Svizzera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Italia nascono interessanti set, i più tipici dei quali raffigurano gli antichi Romani nei due lati della scacchiera, oppure Romani contro Barbari (fig. 29).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(29) - Pezzi italiani in avorio, 18° sec.

 

Verso la metà del 19° secolo, per ovviare alla confusione cui i giocatori andavano incontro, si avverte la necessità di uniformare le figure, almeno per gli incontri ufficiali: a modello internazionale si assume quello disegnato da Nathaniel Cook, che prenderà il nome dal campione inglese Howard Staunton (fig. 30).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(30) - Pezzi Staunton in avorio, seconda metà ‘800.

 

La John Jaques di Londra li brevetta e venderà in tutto il mondo gli Original Staunton, il modello universale ancora oggi usati, con lievi modifiche, in tutti i tornei.

Alla metà dell'Ottocento si è arrivati anche ad un'uniformità di regolamenti, che, fissati dalla Fédération Internazio- nale des Échecs, da centocinquant'anni sono uguali in tutto il mondo.

Per il piacere degli appassionati, i giochi di scacchi continuano ad essere intagliati nelle più diverse fogge. Ne è un esempio un set sovietico di porcellana del 1935 ve- ramente particolare: è un gioco di guerra

con regole diverse, carri armati, bombe, aeroplani, antenne radio, ma è polifunzionale. Con i 24 elmetti si può giocare a dama, e, utilizzandone 16 come Pedoni, si forma un gioco di scacchi (fig. 31).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(31) - Set in porcellana sovietico del 1935.

 

Le avanguardie storiche, come la Bauhaus, e gli artisti contemporanei ne propongono sempre di nuovi (fig. 32).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(32) - Set di Josef Hartweig del 1923.

 

 

Nella fig. 33 si vede "Il gioco del mondo" di Giò Pomodoro in metallo argentato e dorato: bello il Cavallo, ottenuto con tre settori circolari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(33) - "Il gioco del mondo" di Giò Pomodoro.

 

 

Chiudo questa rassegna con il "Full-em- pty" ("Pieno-vuoto", fig. 34) in argento e vermeil. I pezzi sono trasparenti, col sim- bolo che poggia su basi rotonde e su figure geometriche che indicano la loro forza nel gioco: il Pedone, che vale 1, ha una riga; il Cavallo e l'Alfiere un triangolo; la Torre un pentagono, la Donna un ennagono, e il Re, che ha valore infinito, un cerchio. L'ho disegnato io nel 1970 e sono riuscito a realizzarlo soltanto nel 2000.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(34) - "Full-empty" di Rodolfo Pozzi.

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