CIRCOLO SCACCHI "G. GRECO" - CECINA
Il Piano Moderno La scelta della mossa secondo i metodi Dorfman, SCAS e SCAP del Maestro Roberto Albanesi Secondo Kotov, “il piano è una sequenza di operazioni strategiche, ciascuna delle quali ha un suo proprio disegno e aderisce alla richiesta della posizione”; secondo Lasker “è meglio un piano cattivo che niente”. Bastano queste affermazioni per comprendere che nella storia degli scacchi il concetto di piano ha sempre avuto un’importanza fondamentale, forse eccessiva. In particolare ha portato all’ottimismo didattico: una partita era vinta/persa solo per un piano buono/cattivo, senza rendersi conto che la realtà era molto diversa: la partita era vinta/persa anche per merito del piano, ma soprattutto per una mossa sbagliata dell’avversario o nostra.
Nella posizione mostrata nel diagramma (Sthalberg-Wade, Staunton mem. 1951) il Bianco concepisce il piano di cambiare il suo Alfiere cattivo campochiaro con quello del Nero: 17.Ae2! Dh6 18.Ag4! Cd7 19.Cf3 Cb6 20.Axc8 Texc8 21.Db3 Af6? 22.Ch4! e il Bianco vinse alla 32esima mossa. In realtà il piano scelto dal Bianco è solo uno dei tanti possibili. Sono mosse buone la tematica 17.b4, 17.Dh5, 17.Ae3, 17.Ad2, 17.Tb1, 17.Cg4, 17.Ag2 e ovviamente anche 17.Ae2. Ciò significa che la posizione del Nero è senza controgioco, già inferiore. Ciò che fa precipitare la situazione è 21…Af6? che consente la brillante 22.Ch4!. La posizione che segue (Znosko Borovsky-Alekhine, Parigi 1933) è spesso utilizzata per mostrare come chi non gioca secondo un piano è destinato a perdere.
La posizione di partenza è equilibrata e la prima mossa del Bianco è piuttosto ovvia: 16.Ah6 Tfd8. A questo punto il Bianco dovrebbe capire che nella posizione la cosa più importante è la mobilità dei pedoni e cercare di bloccare la marcia dei pedoni e-f del Nero. Per cui la migliore sembra essere 17.f4! Seguì invece 17.Rf1?! f5 18.Td8+ (leggermente migliore 18.Te1) Txd8 19g3 Rf7 20. Ae3 h5 21.Re2 Re6 22.Td1 Tg8 23.f3? (23.h4!) h4 24.Af2 hxg3 25.hxg3 Th8 26.Ag1 Ad6 27.Rf1?! Tg8 (forse migliore 27…e4) 28.Af2 b5?! (28…e4) 29.b3 a5 30.Rg2 a4 31.Td2 axb3 32.axb3 Ta8 33.c4? (meglio 33.b4) Ta3 34.c5 Ae7 35.Tb2 b4 36.g4 f4 37.Rf1?! (meglio 37.c6) Ta1+ 38.Re2 Tc1 39.Ta2? (meglio ancora 39.c6) Tc3?; era meglio 39…Tb1, ma ormai il vantaggio del Nero è decisivo. A questo punto la partita non ha più storia con il Nero che consolida il suo grande vantaggio: 40.Ta7? (40.Tb2) Rd7 41.Tb7 Txb3 42.Tb8 Tb2+ 43.Rf1 b3 44.Rg1 Rc6 45.Rf1 Rd5 46.Tb7 e4 47.fxe4 Rxe4 48.Txc7 Rf3 49.Txe7 Txf2+ 50.Re1 b2 51.Tb7 Tc2? (migliore 51…Rg2!) 52.c6 Rg3 53.c7 f3 54.Rd1 Txc7 55.Txb2 f2 e il Bianco abbandona. Come si vede, il Bianco da una posizione equilibrata è passato a una posizione persa in circa 20 mosse, a causa di una serie di mosse imprecise . Dire che il Nero abbia seguito un piano è scorretto, più che altro ha giocato mosse che erano coerenti con la posizione. Se il Bianco avesse giocato 23.h4!, probabilmente la partita avrebbe preso un’altra piega. Nella Rossolimo-Wood (Southsea, 1949) siamo invece in una situazione completamente diversa:
Il Nero ha un inservibile pedone in più, ma il Bianco ha un’iniziativa che sembra non poter procedere. La posizione sembra bloccata. Tutte le mosse non squilibrano la posizione tranne la fortissima 1.f4! che libera linee o diagonali sul Re nero. 1…Tba7 (1…gxf4 2.g5! e la Donna entra da h3) 2.Df3 Df8 3.Txb6. La situazione classica Classicamente, data una posizione, si verifica una delle quattro situazioni. Situazione intuitiva – Il giocatore sceglie la mossa in base alla propria esperienza, la mossa è automatica. Non esistono garanzie che la mossa sia buona, ma la si gioca comunque, non si vedono altre possibilità equivalenti. A volte può essere una scelta meccanica (come riprendere la Donna che ha preso la nostra), ma lo si fa. Silman cita questo esempio:
In questa posizione nessun giocatore di livello internazionale esiterebbe a giocare 1.Dxb8 Txb8 2.Tc1 seguita da 3.Tc7 con chiaro vantaggio grazie alla posizione dominante della Torre sull’unica colonna aperta. Le situazioni intuitive sono tanto più sensate quanto maggiore è la forza del giocatore. Un caso particolare di situazione intuitiva è l’apertura giocata “a memoria”. Situazione strategica – Si applicano principi posizionali (regole) per assicurarsi un miglioramento della nostra posizione. In alcuni casi non è necessario calcolare lunghe varianti, in altri è importante verificare che una buona mossa posizionale non sia confutata da una linea tattica. Nella situazione strategica le mosse candidate sono scelte in base alla strategia e poi, eventualmente, verificate con il calcolo. Situazione tattica – È quella che Dorfman chiama momento critico. Non potendo ottenere più di tanto da manovre strategiche, cerchiamo di convertire la nostra superiorità con combinazioni tattiche. Nella situazione tattica le mosse candidate sono scelte in base alla tattica; si devono cioè identificare i temi tattici della posizione e poi sfruttarli. Situazione mista – Il giocatore non sa se deve operare strategicamente o se la posizione può già essere risolta con motivi tattici. Le mosse candidate possono essere sia strategiche sia tattiche. Si tratta della situazione più difficile, spesso causa di notevole confusione. Pensiamo al senso di frustrazione che si ha quando si sceglie come prima candidata una mossa tattica e ci si accorge dopo un grande dispendio di energie che non funziona. Il piano moderno L’avvento del computer ha modificato il concetto di piano, ridimensionando l’ottimismo didattico e il concetto di piano classico. Non conta ciò che è successo prima, non conta fare un piano che si sviluppa in tante mosse, ma data una posizione, il piano migliore è quello che la migliora più significativamente! Può sembrare un’ovvietà, ma nella frase sono contenuti diversi concetti che le posizioni sopraesposte dovrebbero aver chiarito: Strategia e tattica si fondono; eseguire una mossa strategica quando se ne richiederebbe una tattica (o viceversa) è un grave errore. Una partita può essere composta da molti piani elementari classici, dipende da cosa fa l’avversario! Esistono posizioni con più mosse valide e altre con una sola (posizioni didattiche). La partita si vince non facendo mosse deboli (che peggiorano sensibilmente la posizione). Il giocatore forte non si lascia scappare la mossa del KO in una posizione didattica. L’analisi della posizione Il più grave errore che si può commettere è non analizzare bene la posizione e partire subito con l’analisi di una mossa. Cosa può generare questo errore? Il giocatore: -Si innamora di una mossa. -Vede solo una parte della scacchiera, nella quale c’è solo una mossa ovvia. -Replica in maniera meccanica a una mossa dell’avversario (di solito una presa o una minaccia). -Vediamo un caso clamoroso (Kasimdzhanov-Kasparov, Match Europa-Asia 2001):
Il Nero ha appena giocato 9…Ad6, bloccando il pedone d5, la cui avanzata minacciava la scoperta sulla Torre in a8. La mossa è talmente logica che ora i due giocatori guardano solo quella parte della scacchiera che sta sul lato del loro arrocco. Nessuno dei due si accorge dell’indifesa Ta1. Il Bianco giocò 10.0-0??, cui il Nero replicò 10…0-0??, mancando la chance di 10…Ae5 che guadagna una Torre! Se questi errori sono giustificabili nel gioco lampo, non lo sono certo in una partita a tempo medio-lungo. L’analisi attenta della posizione è dunque fondamentale, ma come portarla avanti? Statica e dinamica Classicamente l’analisi della posizione ha solo due armi a disposizione, la strategia e la tattica. Il vero problema di molti giocatori è non sapere quando passare da una all’altra per cui può capitare che giocatori troppo strategici si lascino sfuggire brillanti combinazioni tattiche, viceversa giocatori troppo innamorati della tattica giocano male strategicamente e non riescono a ottenere posizioni dove esista una chiara confutazione tattica della posizione dell’avversario. La scuola dinamica risolve il dualismo strategia-tattica sostituendolo con quello statica-dinamica. Possiamo definire dinamiche le mosse: scacchi catture attacchi spinte pedonali mentre statiche son o tutte le rimanenti mosse. Le mosse dinamiche cambiano la natura della posizione, mentre quelle statiche tendono a migliorarla senza uno scontro diretto. Si può paragonare la statica a una guerra di trincea, mentre la dinamica è un assalto a campo aperto. Deve essere subito chiaro che: (1) con la statica non si vincono le partite, al più si può migliorare la propria posizione; prima o poi devono esserci però momenti dinamici che “convertano” il vantaggio statico in vittoria. Prima di passare a descrivere metodi dinamici di scelta della mossa, è necessario precisare subito che: (2) per scegliere bene si deve calcolare bene. Per questo motivo molti giocatori di non eccelsa forza sovrastimano il gioco statico e si astengono sistematicamente dal giocare mosse dinamiche troppo difficili da calcolare; viceversa giocatori abili tatticamente si buttano subito nel gioco dinamico, Il giusto compromesso è rappresentato sinteticamente dai seguenti punti la strategia classica affina la capacità di gestire la parte statica della partita la tattica affina la capacità di gestire la parte dinamica. Tattica e strategia diventano solo mezzi con cui affrontare il dualismo statica-dinamica della posizione. Anche alla fine di una fase dinamica è spesso necessario usare valutazioni strategiche classiche per valutare la posizione finale che è ritornata statica. Si consideri per esempio la posizione (Almasi-Ivanchuk, Rubinstein mem. 2000) dopo l’ultima mossa del Bianco, 15.c4, una chiara mossa dinamica:
Vengono in considerazione tre mosse (tutte dinamiche): 15…dxc4 lascia l’Alfiere in f6 cattivo, ma toglie la maggioranza sull’ala di Donna all’avversario. 15…dxe4 lascia la maggioranza sull’ala di Donna al Bianco, ma Ivanchuk ci dice che “Capablanca ci ha insegnato che quando abbiamo un Alfiere contro un Cavallo, dobbiamo cercare una struttura asimmetrica dei pedoni”. 15…d4 la mossa preferita dal computer con un tempo di riflessione qualunque (breve o lungo): evidentemente il computer valuta che l’Af6 resta cattivo, ma che un pedone passato è un buon vantaggio. In realtà, se il Nero è un forte giocatore e il Bianco un avversario con 400 punti Elo in meno, probabilmente qualunque delle tre mosse giochi, il Nero finirà per vincere. L’esempio però mostra che non sempre la dinamica conclude la partita che può ritornare del tutto tranquilla e posizionale. La didattica classica ha scritto centinaia di libri sulla scelta della mossa senza riuscire a dare un metodo concreto utilizzabile dal giocatore medio; ogni soluzione presupponeva che ci fossero alle spalle concetti piuttosto avanzati oppure una non indifferente abilità di calcolo. Prima di analizzare il metodo SCAS, dinamico per eccellenza, analizzeremo due metodi, quello di Dorfman e lo SCAP che si possono a tutta ragione ritenere buoni esempi di metodo dinamico di scelta della mossa. Il metodo Dorfman Uno dei dilemmi del giocatore di media forza non è individuare i temi strategici/tattici della posizione, quanto di valutarne la priorità e fare la scelta giusta. Inutile bearsi della maggioranza sull’ala di Donna se sull’ala di Re si prende matto. Con la sua teoria degli squilibri, Silman ha mostrato che nelle varie posizioni è fondamentale cercare gli squilibri strategici che possono orientare il giocatore, ma non è riuscito a dare un metodo convincente sulle importanze relative degli squilibri trovati. Suba ha cercato in diverse sue opere di spiegare cosa sia il dinamismo negli scacchi per far capire perché non si devono applicare meccanicamente gli insegnamenti strategici classici. Purtroppo le sue osservazioni sono solo la verifica del suo eccellente gioco, senza la capacità di forgiare regole chiare e alla portata di tutti (conscio di ciò, Suba ha concluso frettolosamente che negli scacchi spesso non ci sono regole). Anche Dorfman ha provato a studiare e a risolvere il dualismo statica-dinamica, proponendo un metodo che è molto chiacchierato negli ambienti scacchistici, con il difetto che, a causa di un’esposizione frettolosa, risulta non del tutto chiaro, tant’è che ci sono molte “interpretazioni”, non del tutto coincidenti. Inoltre le partite e gli esempi proposti da Dorfman non sono stati sottoposti all’esame dei motori (all’epoca, fine anni ’90, troppo lenti e giudicati scarsi strategicamente), con il risultato di contenere molti errori, alcuni dei quali inficiano la bontà dell’esempio e delle conclusioni dell’autore. Vediamo cosa dice il GM Dorfman. -Il dinamismo negli scacchi consiste nella variazione durante la partita dei fattori strategici (un po’ quello che dice Silman con la teoria degli squilibri). -Una posizione critica si ha quando c’è questo cambiamento nella gerarchia dei fattori strategici. -Nelle posizioni critiche si deve fare riferimento al solo bilancio statico. -Un elemento statico è quello che ha un’influenza duratura nella posizione. -Chi ha un bilancio statico negativo deve ricorrere a mezzi dinamici. Spieghiamo le cinque regole. La posizione critica Per Dorfman la posizione critica è un momento di rottura, quando c’è un possibile cambio della gerarchia degli elementi strategici. Tre sono gli elementi che identificano una posizione critica: -si deve prendere una decisione in vista di un possibile cambio (non un cambio forzato); -si deve prendere una decisione in vista della possibile modifica della struttura pedonale (soprattutto se i pedoni sono centrali); -una posizione che si verifica alla fine di una sequenza di mosse forzate (evitando la confusione fra “serie di mosse forzate” e combinazione). -Il bilancio statico Un elemento è statico se ha un’influenza duratura sulla situazione. Per esempio, un Re non arroccato è un fattore dinamico (se l’arrocco è ancora possibile), mentre la distruzione delle difese attorno al Re è sicuramente un fattore statico. La scala di priorità di Dorfman per definire il bilancio statico è la seguente: -Posizione (sicurezza) del Re. -Correlazione materiale. -Chi trae vantaggio dal cambio delle Donne? -Struttura pedonale. -Posizione (sicurezza) del Re Laketic ritiene il primo punto molto importante nelle posizioni con Alfieri di colore contrario e pezzi pesanti, ma in realtà è vero sempre: è abbastanza intuitivo che un piano dinamico ha molte possibilità di concretizzarsi su un Re non sicuro. In realtà, come vedremo più avanti, Dorfman fa confusione fra posizione e sicurezza: quello che conta non è la posizione, ma il fatto che questa sia definitivamente insicura, essendoci, anche a pari posizione, molta differenza fra un Re che ha perso il diritto all’arrocco e rimane al centro poco difeso oppure ha perso la copertura dei suoi pedoni e uno che semplicemente “sta per arroccare”. La correlazione materiale Il caso più semplice è rappresentato da un piccolo svantaggio materiale (un pedone, la qualità ecc.); tale svantaggio statico può trovare compenso in altri vantaggi statici, per esempio la debolezza statica del Re avversario. A meno di non avere già partita vinta, di solito un vantaggio di materiale è compensato da nostre deficienze statiche per cui la realizzazione del vantaggio implica un gioco dinamico finché l’avversario non possiede più alcun vantaggio statico. Uno dei mezzi dinamici più usati è per esempio il cambio dei pezzi attaccanti dell’avversario. Anche la sinergia dei pezzi è un fattore molto importante. Per esempio, genericamente la coppia degli Alfieri è un vantaggio; ma, in realtà, sulla correlazione dei pezzi Dorfman è piuttosto approssimativo, rifacendosi a concetti classici come l’attività dei pezzi. Il punto è che la didattica scacchistica non è ancora riuscita a spiegare come i pezzi vadano armonizzati fra loro. Vediamo gli sviluppi più recenti. Dvoretsky ha sempre trattato la strategia dal punto di vista analitico con analisi molto approfondite di partite interessanti, ma senza la capacità di sintetizzare le sue analisi. Anche se ha insistito su alcuni temi su cui i classici talvolta hanno sorvolato (come il pezzo mal piazzato oppure il pezzo di troppo) i suoi testi sembrano di difficile comprensione perché basati su analisi che a tavolino non è possibile fare. Silman ha cercato di rimediare introducendo il concetto di squilibrio: ha trattato in dettaglio gli squilibri più diffusi (che poi coincidono con i temi della strategia classica, ma con lo sforzo di giudicarli in base alla posizione); purtroppo quello che manca è il meccanismo con cui si creano squilibri favorevoli, senza il quale si rischia di prendere cantonate notevoli. Nella analisi di Silman appare chiaro che questi meccanismi appartengono all’esperienza del giocatore, più che a metodi universali. Aagaard ha infine posto l’accento sulla necessità di analizzare gli elementi della posizione, i concetti (gli elementi sono le effettive interazioni fra i pezzi, mentre i concetti sono le interazioni possibili, per realizzare i quali Aagaard suggerisce la metafora del Natale: “che regalo vorresti dalla posizione? Poi cerca di realizzarlo!”) e di confrontare il valore reciproco dei pezzi; un buon metodo, se esistessero chiari criteri di valutazione e di confronto. In molte posizioni tutti capiscono che un Cavallo è per esempio meglio di quello avversario, ma in molte altre il dinamismo della posizione e un certo equilibrio rendono la valutazione parecchio complessa e, anche in questo caso, solo l’esperienza e la forza del giocatore aiutano. Anche la metafora del Natale è interessante, ma se si spendono decine di minuti per cercare qualcosa di impossibile? Da notare infine l’interessante approfondimento di Lysytzin sulla valutazione del singolo pezzo attraverso cinque fattori fondamentali: -Centralizzazione (ovvio che in media un pezzo che domina il centro sia decisamente più forte di uno al bordo, fin qui niente di nuovo). -Stabilità (un pezzo instabile che può essere facilmente scacciato perde gran parte della sua forza). -Attività (ovviamente il pezzo deve avere obiettivi sensibili; anche un Cavallo in d5 se non minaccia/attacca nulla può essere di scarso valore). -Coordinazione (forse il punto su cui Dorfman vorrebbe soffermarsi di più; la coordinazione deve essere sia in difesa sia in attacco: il pezzo deve essere adeguatamente difeso e deve coordinarsi con altri pezzi su obiettivi comuni, vedasi per esempio il concetto di batteria). -Mobilità (il pezzo deve potersi muovere per far fronte a mutate esigenze della posizione). Tornando a Dorfman, è consigliabile per il punto “coordinazione del materiale” orientarsi a una valutazione “classica” (cioè desunta da altri autori) che sentiamo di maneggiare bene. Il cambio delle Donne La risposta alla domanda “chi ha la migliore posizione dopo il cambio delle Donne?” non deve trarre in inganno. Essa non pone un obiettivo (il cambio), quanto semplicemente analizza un ulteriore piccolo plus statico. Poiché la Donna è il pezzo più dinamico, ovviamente se cambiandola andiamo a stare meglio, vuol dire che la nostra situazione statica prima del cambio era comunque meritevole di un ulteriore plus (la possibilità di cambiare le Donne). La struttura pedonale Può sembrare strano, ma per Dorfman è il fattore meno importante rispetto a quelli già visti. Si tratta di concetti già molto noti dalla didattica classica: -pedoni doppiati e triplicati -pedone passato e sostenuto; un pedone passato, ma non sostenuto non dà nessun vantaggio statico -numero di isole pedonali (una struttura compatta può essere modificata senza indebolirsi); pedoni sospesi -superiorità dei pedoni centrali -maggioranza pedonale sul lato di Donna -case deboli -pedone isolato -pedone arretrato -gruppo di case deboli dello stesso colore -blocco -colonne semiaperte -avamposto -pezzi cattivi -spazio. La sesta regola Accorgendosi delle difficoltà che analizzeremo nel prossimo paragrafo e in particolare della mancata quantificazione dei quattro fattori sopraesposti (che dovrebbe portare a una valutazione statica espressa da un numero, un po’ come fanno i motori), Dorfman propone un metodo per stabilire chi sta meglio staticamente: -Analizzate che possibilità ha la vostra posizione di migliorare senza prendere in considerazione quella dell’avversario. -Analizzate che possibilità ha la posizione dell’avversario di migliorare senza considerare la vostra. Staticamente risulta migliore quella posizione che è già pronta per essere migliorata. Si veda la Petrinko – Dorfman, URSS 1984:
Il Bianco non può migliorare nulla perché un eventuale raddoppio sulla colonna c distoglierebbe dalla difesa del pedone. Il Nero invece può portare il Cavallo in d5 trasformando il dinamico pedone isolato del Bianco in una debolezza incapace di avanzare: 15…h6 16. Tc2 Af8 17. Tcd2 Ce7 18. Ce5 Ced5 e il Nero è in netto vantaggio statico. Purtroppo anche questa regola è molto superficiale: come può un giocatore di media forza essere sicuro che la posizione possa migliorare a seguito di questa o quella mossa? In realtà il problema principale è un altro: se la posizione può essere staticamente migliorata, il più delle volte, giudicando semplicemente la posizione, si dovrebbe concludere che è peggiore di quella dell’avversario che invece è arrivato già al top statico. Del resto nessuno vorrebbe giocare posizioni con un enorme svantaggio di sviluppo: la nostra posizione può essere migliorata, ma prima si perde la partita! Limiti del metodo A questo punto siamo in grado di fare un esatto bilancio statico della posizione? Tranne casi molto evidenti (quelli che sui libri sono usati per dimostrare questo o quello, ma che in partita capitano solo con giocatori molto più deboli!), probabilmente no. Vediamo alcuni punti che Dorfman non risolve: Corretta interpretazione dei fattori – Chiara la priorità dei fattori per la valutazione del bilancio statico, ma la loro definizione è troppo approssimativa, direi sbrigativa. Un esempio è offerto dalla Taimanov – Larsen (Vinkovci, 1970):
Qui secondo Dorfman il bilancio statico risulta favorevole al Bianco. Ma perché, visto che il primo fattore boccia la posizione (e Dorfman parla proprio di posizione) del Re bianco che non è ancora arroccato? Vero che il Nero ha gli Alfieri passivi e il pedone isolato in d5, ma il Re Bianco è meno al sicuro; certo può arroccare (l’arrocco può essere considerato una mossa di sviluppo, quindi dinamica) e la sua sicurezza sarebbe totale. Paradossalmente se il Re bianco fosse nella stessa posizione, ma avesse perso il diritto all’arrocco, il bilancio statico sarebbe a favore del Nero. Vediamo come il Nero, giocando dinamicamente, riesce a forzare la posizione a proprio vantaggio. 1…g5 2.Ag3 g4 3.Cd4?! (un errore; come si vede il gioco dinamico ha dato i suoi frutti. In presenza di più scelte, il Bianco sbaglia; era meglio portare il Cavallo in e5) 3…Cxd4 4.exd4 Ag5! 5.0–0 (il Bianco preferisce dare la qualità piuttosto che lasciare il Re al centro dopo 5.Tc2 Te8+ 6.Te2 Txe2+ 7.Rxe2) 5…Axc1 6.Txc1 Ae6 7.h3 gxh3 8.Ae5 (il Bianco con la qualità in meno gioca ora dinamico, ma è un dinamismo che sarà meno efficace di quello di Larsen) 8…f6 9.Ce4 fxe5 10.Dg3+ Ag4!! 11.Dxg4+ Rh8 12.Cg5 Dd2 e il Bianco abbandona. Si noti come il dinamismo del Nero abbia funzionato e quello del Bianco no; condizione necessaria per un buon gioco dinamico è un’ottima capacità tattica, in assenza della quale il dinamismo è solo sinonimo di confusione. Un’altra trattazione molto sbrigativa è nella valutazione del cambio delle Donne. Ovviamente il vantaggio che ne deriva va integrato con le altre considerazioni sul bilancio statico per avere un risultato definitivo sulla situazione statica. Ciò significa che, in linea di massima, ha senso cambiare le Donne per entrare in un finale favorevole, ma solo se il finale è davvero decisamente favorevole; altrimenti può aver senso usare la Donna per incrementare il proprio vantaggio, soprattutto in assenza di controgioco avversario. Non ha senso cercare il cambio a tutti i costi, sottovalutando la reazione dinamica dell’avversario. Se il proprio Re non è sicuro e il cambio delle Donne ci dà una migliore posizione, ha senso cambiarle, ma se dopo tale cambio entriamo in un finale perso, ovviamente no. Mancata definizione di dinamismo – Non è affatto chiaro che cosa si intenda per mossa dinamica. Dorfman sembra propendere per una mossa che provoca un’alterazione dei fattori strategici, ma allora quali sarebbero le mosse statiche? Poiché mosse di sviluppo, arrocco, mosse che conquistano spazio ecc. si devono considerare dinamiche (alterano il bilancio statico), le mosse statiche quali sono? Da un punto di vista pratico sia Dorfman che Suba tendono a considerare dinamiche mosse che generano una sorta di esplosione dell’energia potenziale insita nella posizione, ma tutto ciò appare valutato con il senno di poi (la mossa si è rivelata buona). Come evitare che: il dinamismo sia invece una semplice confusione (chaos button), oppure la semplice ricerca di una combinazione in posizione inferiore, oppure ancora che si identifichi con le spinte di rottura oppure con il semplice concetto di gioco attivo? Alcuni giocatori, temendo di incorrere in dinamismi negativi, giocano praticamente solo staticamente. Come fare in modo che una mossa “dinamica” sia buona? Questo è il limite fondamentale del lavoro di Dorfman (ma anche di quello di Suba che tratta il dinamismo con astratte considerazioni psicologiche/filosofiche). Lo stesso Dorfman sentenzia che nel gioco dinamico i pedoni giocano un ruolo fondamentale perché possono alterare notevolmente gli equilibri e sottolinea che in un centro non ancora definito è difficile analizzare gli elementi statici della struttura pedonale. Superamento del metodo di Dorfman Probabilmente né Dorfman né Suba hanno una grande propensione per la didattica e il loro grande talento di giocatori resta confinato nelle loro menti senza che riescano a trovare un modo chiaro e coerente di passare le informazioni al comune mortale. In realtà, ci si potrebbe accorgere che: Si devono definire a priori le mosse dinamiche e le mosse statiche, in modo chiaro, inequivocabile. Partire dalla statica e dal bilancio statico non è il massimo perché relega il dinamismo (che è necessario per vincere le partite) in una seconda fase della partita. Il caso più evidente è che, in presenza della possibilità di migliorare il proprio bilancio statico, Dorfman lo farebbe, rinunciando magari a dare matto in una mossa! Vedremo poi come il metodo SCAS supera questi problemi. Il metodo SCAP Lo SCAP (scacco-cattura-attacco-posizione) è un sottovalutato metodo di insegnamento della tattica scacchistica, noto da anni, ma poco considerato ad alti livelli. Probabilmente questa sottovalutazione nasce dal fatto che il forte giocatore lo gestisce in modo talmente naturale da non considerarlo un vero e proprio metodo, ma parte del suo DNA. A dire il vero, sulla P dell’acronimo esistono varie interpretazioni (per esempio il maestro Tarascio la considera come “pianificazione”). Il termine posizione vuole richiamare il gioco posizionale relegando la strategia in secondo piano rispetto alla valutazione tattica della posizione. Il giocatore classico è infarcito di dogmi strategici che alla fine finiscono per annebbiare le sue capacità tattiche; anche se durante la partita presta molta attenzione alla tattica, basta un momento in cui ce ne si dimentica e si opera strategicamente per finire in posizione difficile, a volte irrimediabilmente persa. Lo stesso attaccamento al materiale, alla struttura pedonale, ai vantaggi statici della posizione sono spiegabili con una visione troppo strategica del gioco degli scacchi. Già Dorfman (e con lui Suba) con il suo metodo ha messo in luce l’importanza del dinamismo, senza tuttavia essere in grado di portare i suoi insegnamenti a livello medio. Il suo metodo, di fatto, risulta troppo nebuloso e in definitiva complesso per poter essere applicato con successo da chi non lo applica già naturalmente. Come si arriva al metodo SCAP? Analizzando gli errori tattici dei giocatori medi. In Rete esistono esempi di giocatori di Paesi meno avanzati (che quindi probabilmente non hanno la possibilità di giocare tornei omologati) che conoscono pochissimo di apertura e di strategia (si vede dalle prime mosse), ma che giocano alla pari con giocatori da 1800-2100 punti Elo in partite lampo, tipo 3’+2″. Con tutti i dubbi che si possono avere sul gioco in Rete, la cosa è curiosa e mi ha portato ad approfondirla, scoprendo che anche da noi abbiamo dei casi simili. Si tratta di giocatori che applicano naturalmente lo SCAP. Vediamo pertanto in cosa consiste il metodo. -Data una posizione, si analizzano prima gli scacchi. -Poi si passa alle mosse che comportano una cattura. -Infine si analizzano le mosse d’attacco. -Se poi non si trovano linee promettenti, si passa a una valutazione strategica della posizione. -Trovata una linea promettente (mossa candidata) si analizzano le risposte dell’avversario sempre in chiave SCAP. Alcune note. La linea deve essere “promettente” cioè non si deve usare la priorità in modo assoluto (“do sempre scacco sperando che sia matto”), ma solo se si giunge a una linea valida. Il metodo funziona ovviamente anche quando ci si difende (e serve per valutare le difese dell’avversario!); per esempio, quando cerchiamo di sfuggire a uno scacco perpetuo non facciamo altro che usare il metodo SCAP. Cosa si intende per attacco? Può essere la minaccia diretta o indiretta a un pezzo o a un pedone oppure una minaccia indiretta a causa dell’immobilità del pezzo, cioè una minaccia di cattura. La rete (minaccia) di matto è quindi una forma d’attacco. Infine si deve considerare attacco anche la minaccia di promozione del pedone perché di fatto porta a un guadagno di materiale. Limiti dello SCAP Il limite più evidente dello SCAP è che in moltissime posizioni si finisce per arrivare alla P: il giocatore torna a giocare staticamente e il dinamismo è lasciato solo per i momenti più caldi della partita. Come vedremo analizzando il metodo SCAS, nello SCAP non si considerano le spinte pedonali che quindi restano in modo confuso sospese fra tattica e strategia, fra statica e dinamica. Per spiegare il metodo vediamo una partita (De Palma – Albanesi, Pavia 2016) in cui entrambi i giocatori hanno praticamente ignorato il metodo SCAP. 1.e4 e6 2.d3 d5 3.Cd2 c5 4.Cgf3 Cc6 5.g3 Ad6 6.Ag2 Cge7 7.0–0 0–0 8.Te1 Questa è la posizione di partenza della nostra indagine. Dopo la partita De Palma (Elo 2061) mi ha tenuto una lezione sull’attacco indiano, con una profondità degna del testo di Laketic sull’apertura; è stata la sua enorme preparazione che mi ha convinto della lacunosità di un approccio squisitamente strategico agli scacchi. Ora partiamo con lo SCAP. 8…Cg6?! L’unica cosa che ricordavo è che nel mio repertorio il Nero cercava di impedire la classica spinta e5 del Bianco. Quindi perché non giocare Cg6? Semplicemente perché si ignorano sia la cattura del Bianco (9.exd5 con creazione dei pedoni sospesi) sia l’attacco classico con 9.h4. Con lo stesso scopo strategico era migliore 8…Dc7. Si noti come lo SCAP conduca comunque a scartare una mossa strategica, preferendone un’altra. 9.h4 Ovvia. 9…Cge5?! A questo punto coerente, anche se era meglio tornare in e7 e difendere d5; la mossa si espone a un cambio (cattura) di cui si dovrebbe valutare attentamente le conseguenze. 10.Cxe5 Axe5 11.Cf3?! Probabilmente il mio avversario ha giocato il Cavallo in f3 per continuare a sperare in un attacco indiano, ma la mossa non è corretta, visto che ora l’attacco sull’ala di Re ha perso un pezzo dopo il cambio in e5. Secondo lo SCAP, 11.Cf3 attacca un pezzo che però è di egual valore (al più si ottiene la coppia degli Alfieri, cosa interessante, ma non come la seconda opzione); perché non attaccare un pedone indifeso con 11.Cb3! Se 11…b6 12.exd5 exd5 13.Df3 e gli attacchi continuano! 11…Af6 12.e5 Ae7 13.h5?! Una mossa inutile, sempre giocata con lo schema classico dell’attacco indiano. 13…h6 Ora il Nero non ha opzioni SCA e deve ricorrere alla strategia (P) semplicemente fermando il pedone h. 14.Ch2 Continuando le mosse tematiche. 14…f5? Una mossa non necessaria che attiva la Torre. Anche il Nero gioca come se l’attacco del Bianco fosse possibile. La mossa si espone alla cattura in f6 che di fatto non è buona per il Nero, migliore erano mosse di consolidamento come 14…b6. 15.exf6 Axf6 16.Cg4 Ad7 17.c4?! Sembra logica, ma ha una confutazione tattica che il Nero non vede perché, anziché applicare lo SCAP, dà per scontato che, se prendesse, il pedone e6 risulterebbe terribilmente isolato e arretrato. Con lo SCAP scoprirebbe facilmente che dopo 17…dxc4! (cattura) 18.dxc4 Ad4! (attacco a f2) 19.Ae3 e5 la fortezza del Nero su case nere sarebbe solidissima. 17…d4? 18.Ae4 e5 19.Rg2?! Senza scopo se non quello di sperare di liberare la Torre verso h1? 19…Ag5! L’Alfiere è il pezzo messo peggio per cui proporre il cambio sembra sensato. A questo punto il Bianco si smarrisce e pensa che il Nero abbia sbagliato perdendo semplicemente un pedone. In realtà, il Nero non ha tirato nessun trucco e ha agito solo strategicamente, senza accorgersi della debolezza (in realtà fittizia, ma comunque da valutare) del pedone e5. 20.Ad5+?! Rh8 21.Cxe5?! Cxe5 22.Txe5 A questo punto dopo aver perso un pedone, finalmente il Nero applica il metodo SCAP. 22…Txf2+ ! 23.Rxf2 Df6+ 24.Df3 [le altre sono peggiori: 24.Af4?? 24…Axf4 25.gxf4 Dxf4+ 26.Df3 Dxe5; 24.Rg2 Dxe5 25.Axg5 Dxg5 26.Df3 Ag4 27.Df4 Dxf4 28.gxf4 Axh5 con lieve vantaggio del Nero] 24…Dxe5 25.Axb7? Il Bianco gioca classicamente guadagnando materiale; è vero che è sempre una cattura, ma si dovrebbero analizzare le conseguenze dell’attacco all’Alfiere e soprattutto al punto b2. 25…Td8? Il Nero restituisce il favore. Con lo SCAP si può fare un salva e attacca dirompente: 25…Tb8! 26.Ae4 (26.b3?? Ae3+!! (scacco!) 27.Axe3 (27.Rg2 Txb7 -cattura!- 28.Dxb7 De8 con la terribile minaccia dello scacco in c6) 27…dxe3+ 28.Dxe3 Dxa1e vince) 26…Axc1 27.Txc1 Txb2+ 28.Rg1 con noiosa pressione del Nero] 26.Af4 Df6?! Il Nero non ha di meglio che la cattura in f4, dopodiché, se recupera il pedone, il gioco dovrebbe essere pari. Anche in questo caso la mossa Df6 non è nello spirito dello SCAP (26…Axf4) perché si espone a un attacco (alla Torre d8). 27.Te1? Il Bianco gioca classicamente: cosa c’è di meglio che occupare una colonna aperta? Cosa c’è di meglio che mettere in gioco il pezzo inattivo? Era migliore 27.Ac7! Tf8 28.Dxf6 Txf6+ 29.Rg2 Af5 e il Nero non ha recuperato il pedone e deve lottare duramente per pareggiare. 27…Axf4! Cattura, ma non c’è di meglio. Il vantaggio è che la mossa induce il Bianco in errore. 28.gxf4?! Dopo 28.Dxf4 il Bianco conservava un certo vantaggio. Probabilmente il Bianco non se l’è sentita per 28…Dxf4 29.gxf4 Tb8 30.Ad5 Txb2+ ma la posizione del Re nero è veramente precaria. 28…Dh4+? Un’applicazione frettolosa dello SCAP. Fra lo scacco e l’attacco con Tb8 era migliore questa seconda possibilità: 28…Tb8 29.b3?? Dh4+ e vince perché ora 30.Dg3 perde un pezzo. Dopo 28…Dh4+ 29.Dg3 Dxh5? 30.Te7 con attacco a g7. 29.Rf1?? Ah3+ e il Bianco abbandona. Una partita dove una visione troppo rigidamente strategica della posizione ha di fatto prodotto gravi errori tattici. Il metodo SCAS SCAS è un acronimo che sta per Scacco-Cattura-Attacco-Spinte pedonali ed è un metodo di gioco dinamico perché privilegia la dinamica alla statica. L’ho elaborato dopo il torneo di Bratto (2016), dopo aver verificato che, se l’avessi usato, avrei realizzato una performance di circa 300 punti Elo superiore a quella ottenuta con un gioco “classico”. Verificato sulle partite di altri giocatori, ho notato come molti errori di giocatori di media forza potevano essere evitati con il metodo che quindi può essere proposto tranquillamente a giocatori il cui livello di gioco è anche di 2200 punti Elo. Il metodo si compone di quattro stadi. Prima la dinamica – Alla luce di quanto detto, in ogni posizione si dovrebbero valutare prima le possibilità dinamiche (che possono chiudere la partita o alterarne decisamente il corso) e poi quelle statiche. Prima le nostre mosse – Uno dei dubbi più ricorrenti è se analizzare prima le nostre possibilità o quelle dell’avversario. Dato che tocca a noi muovere, la logica ci dice che prima dobbiamo dare la priorità alle nostre. Troppi errori vengono commessi perché inconsciamente si pensa che tocchi all’avversario muovere: mi attacca la Donna, devo spostarla. Peccato che potevo dare matto in una! Poi quelle dell’avversario – Ovviamente contano anche le mosse dinamiche dell’avversario che entrano però nella successiva analisi. Se nessuna mossa dinamica nostra sembra promettente per parare la minaccia (per esempio con il classico meccanismo di salva e attacca, con cui si para la minaccia e contemporaneamente si attacca), ecco che è necessario prestare la massima attenzione alla minaccia (e probabilmente limitarsi a difendersi). Esaurita la dinamica, domina la statica – In altri termini quello che si dice gioco posizionale. In molte posizioni di dinamico non c’è proprio nulla (nel senso che nulla di dinamico è promettente) e non resta che migliorare la propria posizione staticamente (se, alla Dorfman, ciò è possibile!). Analizzando queste posizioni con i motori si vedrà che molto raramente esistono mosse brillanti che sono decisamente migliori di altre, il più delle volte o la mossa decisamente migliore (didattica) è a livello anche di un giocatore di media forza (non è cioè una brillantezza da campione del mondo) o ne esistono altre equivalenti o leggermente inferiori (per esempio di dieci centesimi di punto). Queste piccole differenze possono essere interessanti solo per il giocatore dai 2200 punti Elo in su. Si deve ricordare che spesso in passato la fase statica è stata esaltata dall’ottimismo didattico, cioè dall’attribuire il buon risultato a una mossa statica, quando in realtà nella posizione il motore trova molte altre mosse statiche equivalenti o di pochissimo inferiori. La fase dinamica In ordine di priorità si devono valutare (metodo SCAS): Gli scacchi – Uno degli errori classici è dare scacco dalla casa sbagliata! Non si sono considerate cioè tutte le possibilità. -Le catture – Alterano la posizione e sono irreversibili. Vanno valutate tutte, rientrando in esse anche i sacrifici a prima vista del tutto assurdi. -Gli attacchi – Per attacco si intende una minaccia diretta a un pedone, a un pezzo o al Re oppure una minaccia più articolata (per esempio l’intrappolamento della Donna). -Le spinte pedonali – A differenza dello SCAP, la fase dinamica deve considerare anche ogni possibile spinta pedonale. Una spinta centrale è dinamica nel senso che varia la struttura pedonale e quindi modifica completamente la posizione. Il quarto punto è quello più degno di attenzione: Già Philidor sosteneva che “i pedoni sono l’anima degli scacchi”, ma la spinta di un pedone è spesso stata nel limbo fra strategia e tattica. Ora è chiaro che appartiene totalmente alla dinamica e che ogni spinta ha un potenziale dinamico notevole, positivo o negativo (se è sbagliata!). Alla fine dell’analisi dinamica delle nostre mosse si potranno evidenziare delle candidate oppure nessuna mossa sarà degna di essere presa in considerazione. Va da sé che l’analisi che porta a questo primo elenco deve durare poco tempo, essere istintiva e basata sul colpo d’occhio. Ovvio che chi sa giocare più velocemente è avvantaggiato. Si passa poi alla fase dinamica dell’avversario. Soprattutto per valutare le sue possibilità alla luce delle candidate che abbiamo appena elencato. Finita questa seconda fase si deve fare una valutazione delle candidate che hanno resistito all’analisi. Se nessuna di esse è particolarmente promettente, vuol dire che la partita sta vivendo ancora una fase statica e quindi si passa all’analisi statica, dove la scelta è basata sui classici principi del gioco posizionale. Vediamo un esempio (Albanesi-Andolfatto, Bratto 2016). Il Nero ha appena giocato 20…Ch5. Cosa deve giocare il Bianco? La minaccia è l’attacco alla Donna con eventuale scoperta del punto g2 dopo rimozione del Cavallo d5 e matto in g2, vista la posizione della Donna in b7. Inoltre l’Alfiere g5 è in presa. Il Bianco incomincia ad analizzare se 21.Axe7 para ogni minaccia del Nero. 21…Chf4 22.Df3 Dxe7 23.Tfd1 con vantaggio del Bianco 21…Cxc3 22.bxc3 Cf4 23.Dg4 f5 24.Dxf4 Dxe7 e il Bianco ha un pezzo in più 21…Cdf4 22.Df3 Dxe7 23.Tfd1 con vantaggio del Bianco Non resta che 21…Cxe7 22.Tfd1 Cf4 23.Dg4 e il Bianco resta in vantaggio. Quindi il Bianco gioca 21.Axe7. Quali sono stati gli errori del Bianco? Non aver applicato lo SCAS Essere partito dalla minaccia dell’avversario. L’applicazione del metodo avrebbe preso in esame le catture (scacchi non ce ne sono) 21.Cxd5, 21.Axd5, 21.Dxh5, Dxe6. Le ultime due vengono subito escluse lampo, la prima viene messa fra le candidate perché dopo 21…Axg5 22.Tc7 Da8 si ottiene una posizione meritevole di attenzione. Ma la seconda ci dice che guadagniamo subito un pezzo! Infatti 21.Axd5 cattura e attacca la Donna; il Nero non ha scacchi; può catturare l’Alfiere con la Torre (con il pedone perde l’Ae7 e resta con un pezzo in meno), ma poi segue comunque Axe7 e il Bianco vince. Non ci sono attacchi (la casa f4 è presidiata dall’Ag5) o spinte pedonali efficaci. Quindi 21.Axd5 guadagna un pezzo. Gli errori d’analisi Quali errori si possono commettere durante l’applicazione dello SCAS? In realtà, molti errori si rivelano essere proprio la mancata applicazione corretta del metodo! Tre comunque sono i problemi più comuni: -Troncamento – Soprattutto nella fase di elenco delle candidate vengono escluse mosse ottime solo perché la nostra abilità a tempo breve non è riuscita da andare abbastanza in profondità, troncando l’analisi a un punto che non ci convinceva. In questo caso è opportuno esercitarsi a tempo breve nella risoluzione di esercizi di tattica. Un caso diverso di troncamento è quando commettiamo l’errore di non terminare l’analisi con una mossa dell’avversario! -Allucinazione – Non si fissa bene la posizione complessa (si veda la teoria delle posizioni di passaggio di Tisdall) e si analizza su una posizione che non è quella reale (per esempio un pedone non è più nella posizione che noi “vediamo”) -Svista – Si trascurano mosse nostre o dell’avversario; in questo caso è opportuno indagare se la mossa è fra quelle dello SCAS dell’avversario (evidentemente applicato male) o se è una nostra deficienza nella visualizzaione (per esempio nell’analisi si muove in una casa un pezzo che risulta poi essere in presa). In questo secondo caso è opportuno esercitarsi a tempo lungo nella risoluzione di esercizi di tattica. La verifica Se il tempo lo consente, una volta scelta la mossa da giocare è necessaria una verifica su di essa, dimenticandosi delle altre mosse. Se nulla osta, la si gioca. Evitare la verifica aumenta gli errori di analisi che è di solito più imprecisa quando si hanno in testa più mosse. Un esempio Moltissime posizioni possono essere risolte con lo SCAS; addirittura in letteratura esistono molti esempi in cui mosse statiche hanno portato un colore alla sconfitta, nonostante fossero del tutto plausibili. Esaminate questa posizione:
Quali sono le mosse candidate del Nero? Si tratta della partita Polugaevsky-Mecking (Mar del Plata, 1971). La posizione può apparire superficialmente pari, ma il Nero ha un gioco “umanamente” più difficile perché ha un pedone isolato e il Bianco ha l’iniziativa sull’arrocco nemico oppure, in caso di mossa debole, minaccia il raddoppio sulla colonna c con discesa della Donna in c7. Un approccio classico non sa che pesci pigliare (e la cosa è tanto più vera quanto più il livello del giocatore è basso): una mossa posizionale, una mossa tattica, giocare in difesa, cercare controgioco? Alla luce di questi dubbi, vista l’esigenza di sviluppare l’Ac8 o di contrastare l’iniziativa del Bianco, le uniche mosse candidate sembrano essere: 15…Ag4, 15…Ad7 (la mossa che poi fu giocata), 15…Ce4 e 15…Cg4. Siamo in una situazione mista in cui il Nero optò per la mossa statica15…Ad7 (non la migliore). Da una profonda analisi (Preparare le aperture, Dvoretzky-Jussupov) la mossa migliore sembra essere 15…Cg4. Gli autori mostrano come anche alcuni forti giocatori non l’abbiano inserita fra le mosse candidate, ritenendo troppo banale la minaccia di matto in uno (in h2), “facilmente” sventata da 16.g3, 16.Cf4 o 16.Cg3. Può darsi che un principiante, attratto dalla possibilità di matto, proponesse come unica mossa candidata proprio la mossa più forte! In realtà il giocatore che segue lo SCAS non avrebbe avuto dubbi, la prima da analizzare era 15…Cg4! Vecchi metodi Da un punto di vista pratico, esistono classicamente tre metodi per costruire l’insieme delle candidate. Vediamoli alla luce del metodo SCAS. Il primo metodo è quello di concentrarci sulla mossa che riteniamo prioritaria dopo l’analisi della posizione (metodo della priorità) e di passare a una seconda solo se la prima non ci soddisfa (cioè se è inferiore alle nostre aspettative sulla posizione), cioè solo dopo l’analisi della prima: l’insieme delle candidate è composto da una sola mossa. Tale metodo è sempre utilizzato in ristrettezza di tempo, ma molti forti giocatori lo usano anche con molto tempo a disposizione perché sentono che nella posizione “quella” data mossa è buona. Con il diminuire della forza di gioco il metodo diventa sempre meno efficace e rischia di sciupare molte posizioni perché il giocatore s’innamora della prima mossa. Dal punto di vista dello SCAS, tale metodo non dà nessuna garanzia che siano correttamente pesati gli elementi statici e dinamici della posizione, anzi, probabilmente sotto ai 2000 punti Elo la percentuale di prime mosse non buone è molto alta. Il secondo metodo (di Kotov) consiste, prima di analizzare, nel fare l’elenco delle candidate ragionevoli. Secondo Kotov, ognuna di esse dovrebbe essere analizzata una sola volta, scegliendo alla fine la candidata migliore. In teoria è ciò che fa il computer (anzi, il computer analizza tutte le mosse legali!) e per un umano non sempre è il metodo migliore. Infatti è un metodo molto dispendioso in termini di tempo e non c’è nessuna garanzia che la mossa migliore sia inserita fra le candidate (dipende dalla forza del giocatore). Il vantaggio è che si evita di “puntare” tutto sulla mossa che più ci piace, cioè ci consente di essere oggettivi. In genere il metodo funziona tanto meglio quanto più tempo abbiamo a disposizione e quando nella posizione vi sono da due a quattro-cinque mosse che meritano attenzione, senza che a priori sappiamo orientarci decisamente verso una o un’altra. In questo caso, la priorità con cui analizziamo è puramente soggettiva. Dal punto di vista dello SCAS, si può dire che il metodo di Kotov funziona se il giocatore, quasi inconsciamente, applica lo SCAS. Probabilmente ciò che viene chiamato “talento” sta proprio nella capacità del giocatore di “sentire naturalmente” il dinamismo della posizione e di gestirlo al meglio. Non a caso, molti giovani hanno imparato a giocare dinamicamente grazie all’uso e all’analisi con il computer e ciò ha permesso loro veloci progressi, impensabili nell’era ante computer. L’ultimo metodo è quello a eliminazione. Di solito si usa quando nella posizione c’è un chiaro elemento dominante (per esempio una minaccia di matto): con un’analisi veloce il giocatore elimina le mosse che non risolvono il problema e si concentra su quella o su quelle (in genere non sono mai più di due le mosse che sopravvivono al processo di eliminazione) che sembrano funzionare. Nella Mena Crespo-Cantillo (Camaguey 2003) la posizione è a doppio taglio; il Bianco vuole sferrare un attacco decisivo (per esempio con matto in h7), ma il Nero ha a sua volta minacce.
Il Bianco elimina subito varianti come 1.Dxg5 Da1+ 2.Rg2 Dg1+ e 1.Th3 Da1+ 2.Rg2 Dg1+ 3. Rf3 Cd4#. Da queste eliminazioni si accorge che gli servirebbe un tempo che lo scacco in a1 non gli dà. Ecco allora la soluzione: 1.Tc1! Se ora 1…Axc1 2.Df6#; 1…Cxc1 2.Th3 h6 3.Dxg5! Txf7 4.Dxh6+ Rg8 5.Dh8#; 1…h6 (la mossa giocata in partita) 2.Td6! Cxc1 (ci sono mosse migliori, ma che non salvano il Nero) 3.Txh6!+ Axh6 4.Df6+ con matto a seguire. Si noti come questo esempio mostri come il metodo a eliminazione funzioni per il Bianco (ha trovato 1.Tc1 dopo aver scartato le altre), ma non per il Nero che ha scelto frettolosamente 1…h6 non vedendo 2.Td6!. Il Nero avrebbe dovuto eliminare anche 1…h6 e continuare la ricerca, trovando 1….Ah6, basata anche questa sul ritardo dell’attacco avversario (chiude la colonna h su h7), proprio come il Bianco aveva fatto con 1. Tc1!. Il Bianco ha ancora partita vinta, ma deve giocare con attenzione per convertire il suo vantaggio in qualcosa di definitivo. Come si vede il metodo classico a eliminazione in questo caso funziona, ma non è che una versione dello SCAS. Infatti Il Bianco matterebbe con 1.Df6, se non ci fosse l’Ag5, oppure (visto che 1.Dxh7 non dà nulla) con l’attacco 1.Th3 e 2.Dxh7#. Catture valide non ce ne sono (1.Dxg5 non funziona, si veda sopra) e l’immediata 1.Th3 fallisce, sempre per l’analisi sopramenzionata. Altri attacchi non sono significativi e spinte pedonali di fatto non ce ne sono. In sostanza lo SCAS ripete lo stesso ragionamento del metodo a eliminazione che, in questo caso, ne è un sottoinsieme. L’elenco delle candidate Con lo SCAS la priorità è data dalle mosse dinamiche; quando di dinamico non c’è nulla di buono può anche darsi che di mosse statiche da valutare ce ne sia più di una. Dando per scontato che il giocatore sia in grado di arrivare a un giudizio (soggettivo) delle candidate, dovrà comunque ordinare le candidate in ordine di priorità, soprattutto quando queste sono più di una (non c’è bisogno di nessun ordine!) o due. Questo sembra anche il metodo classico, ma lo SCAS pone una linea di demarcazione fra mosse dinamiche e statiche, nel senso che prima si incominciano ad analizzare le mosse dinamiche candidate e, solo dopo la loro analisi, si cercano (eventualmente, nel senso che le candidate dinamiche non ci hanno convinto) mosse statiche. Questo approccio spiega perché le spinte di rottura vanno effettuate appena possibile (cioè appena ci sono le condizioni favorevoli). Tenuta presente la distinzione fra candidate dinamiche e statiche, cosa determina l’ordine delle candidate? -Bontà assoluta della mossa (ovviamente secondo una nostra sommaria valutazione: se possiamo dare matto è sicuramente sbagliato dare una priorità maggiore a una mossa che forse guadagna un pedone). -Forza e caratteristiche dell’avversario: se giochiamo contro un avversario che ha 400 punti Elo più di noi, è preferibile una mossa che porta a un perpetuo rispetto a una che ci dà solo un po’ di iniziativa. Viceversa, se siamo noi ad avere 400 punti Elo in più! -Tempo a disposizione -Stanchezza e nostra situazione psicologica. Analizzare la mossa candidata Ora che abbiamo l’elenco: Si analizzano le candidate una per volta senza saltare (ricordiamoci di Kotov!) alla successiva prima di aver dato un giudizio su quella sotto esame. Nel caso in cui, durante l’analisi di una mossa, si scoprisse un’altra candidata, si finisce l’analisi della mossa in questione, poi si analizza la nuova mossa candidata. Nel caso in cui, durante l’analisi di una mossa si scoprisse un’idea che potrebbe rivalutare una candidata precedentemente analizzata, si può tornare a rianalizzare la candidata precedente. Alla fine si gioca la mossa candidata che è apparsa migliore. Se c’è tempo e se lo riteniamo opportuno, possiamo ricontrollarla. I punti 2 e 3 sono un ulteriore metodo di gestione dell’insieme delle candidate (Soltis definisce questo metodo come “muoversi da una candidata all’altra“, ma la locuzione è un po’ fuorviante perché ricorda molto l’aneddoto di Kotov: qui ci si muove a ragion veduta da una candidata a un’altra e non perché siamo incapaci di giudicare). Cosa significa analizzare una candidata? Quante mosse in avanti dobbiamo calcolare? Alcune scuole di didattica scacchistica ritengono che gran parte del valore di uno scacchista dipenda dall’abilità di calcolare varianti. Ciò non è del tutto corretto. I motivi sono due: Il grande campione spesso analizza meno varianti del dilettante per il semplice fatto che, grazie alla sua competenza scacchistica, considera candidate un minor numero di mosse! Ciò semplifica il calcolo e non è poi molto difficile protrarre l’analisi per una decina di mosse, se ad ogni mossa le mosse candidate sono una o due al massimo. Il giocatore “normale” magari ne considera 5 o 6 e dopo due o tre mosse l’albero delle varianti è diventato immenso, una foresta in cui è facilissimo perdersi. Se la candidata è totalmente statica è abbastanza inutile calcolare molte mosse avanti. Non è raro vedere il forte giocatore giocare velocemente una serie di mosse, salvo poi sprofondare in una lunga riflessione perché ora la posizione richiede un calcolo accurato. Sicuramente però la difficoltà dell’analisi di una candidata è dovuta alla lunghezza e al numero dei rami dell’albero delle varianti. Per questo la capacità di analisi deve essere sviluppata con un duro allenamento, ma, ricordiamocelo, è abbastanza inutile se non si possiede la capacità di trovare le giuste mosse candidate; e lo SCAS è un metodo per farlo. Lo SCAS è un buon metodo, ma spesso in partita, anche chi non lo conosce non lo applica per un altro errore tipico: la negazione dell’analisi. Il giocatore si rende conto che non è in grado di analizzare la posizione (perché è troppo complessa, perché manca tempo, perché è stanco ecc.) e allora decide di giocare una mossa senza analisi, ma affidandosi a principi generali (quasi sempre si tratta di mosse statiche). La negazione dell’analisi si usa molto spesso quando il giocatore effettua (senza che ve ne sia la reale necessità) una mossa tranquilla come una profilattica Rh1, se è stato spinto il pedone f) oppure una sicura h6 per evitare il matto del corridoio. Di solito la negazione dell’analisi è disastrosa. Vediamo un esempio (Avrukh-Rublevsky, Retimo 2003):
Il Bianco gioca 23.Tg3 e il Nero pensa giustamente (era comunque molto più forte 23…Dd4!) di togliere il Re dalla colonna su cui si è piazzata la Torre bianca, anche per catturare il pedone b2. Poiché Rublevsky è un forte giocatore, sicuramente non gli sarebbe stato difficile calcolare le due possibilità: 23…Rh7 (migliore) e 23…Rh8 (sbagliata). Si affidò però a principi generali e, non piacendogli esporre il Re lungo la diagonale b1-h7, giocò la perdente 23…Rh8?? Dopo 24.Cf6! Cf4 (la minaccia è 25.Dh6+! gxh6 26.Cxf7+! Txf7 27.Tg8#; se il Re fosse stato in h7 questa variante non sarebbe stata possibile) 25.Cd7 Td4 26.Df4 Txf4 27.Cxb6 e il Nero abbandonò sei mosse più tardi. Un giocatore può essere debole nella scelta delle mosse candidate, mentre un altro può essere debole nel calcolo delle varianti: lo SCAS cerca di rimuovere il primo problema, per il secondo non resta che allenarsi a calcolare!